DAL MONDO | Stop alla cannabis mania, trenta miliardi di dollari in fumo
Trenta miliardi di dollari in fumo. Sono quelli "bruciati" alla Borsa americana (il Nasdaq) dallo scoppio della bolla speculativa della cannabis mania. Negli ultimi anni la decisione di diversi Paesi – a partire dagli Stati Uniti – di liberalizzare la coltivazione e commercializzazione di marijuana a scopi ricreativi e terapeutici (coinvolgendo abbigliamento, cosmesi, alimentare, edilizia) aveva spinto gli investitori e i piccoli risparmiatori a cavalcare il boom della canapa. Tanto che già tre anni fa uno studio di ArcView aveva stimato per il 2016 un fatturato dell’industria della cannabis legale di 6,7 miliardi di dollari solo negli Usa.
La bolla delle "cannastocks", le società quotate che operano in questa industria, ha portato le loro azioni a crescere a dismisura a Wall Street, toccando i massimi il 19 settembre 2018 con valori dieci volte il loro patrimonio e 64 i ricavi, nonostante molte avessero bilanci in perdita. All’improvviso il vento è cambiato. Terminata, con il Canada, la spinta alla liberalizzazione, con 400 tonnellate di marijuana legale rimasta invenduta nei magazzini, è scattata la fuga dei risparmiatori. E in poco più di un anno i titoli di una cinquantina di società hanno perso in media il 66%. Con aziende come la canadese Tilray (cannabis terapeutica) che ha visto l valore in Borsa crollare da 20 a 2,7 miliardi.
CONTINUA A LEGGERE QUI | https://bit.ly/2rkct95
