"Mancanza di senso civico, educazione e rispetto per la cosa pubblica. Tutto questo in un posto che dovrebbe formare e modellare le coscienze". Lo scrivono i rappresentanti del dipartimento Studi umanistici dell'Unical Francesco Staino, Gaetano Calagna, Ferdinando Cimino, Vincenzo De Pascale, Elvira Millefiori ormai "stanchi di questa situazione".

Smuovere le acque. "Qualcosa è stata fatta nelle sedi opportune. L’assemblea di qualche mese fa e gli incontri con il direttore Raffaele Perrelli hanno smosso le acque. Ma il cubo 18C dell’Unical e quelli adiacenti versano in uno stato ormai di coma quasi irreversibile. Si è lavorato per cercare di porre rimedio agli scempi creati nelle aule F4, F5 ed F6, abbattendo i muri e lavorando per realizzare un unico ambiente. Le stesse, con l’aggiunta dell’aula N, situata al piano terra del cubo 18C, sono ormai costantemente chiuse grazie a dei lucchetti".  

Atti di vandalismo. "Ma il problema è: perché tutto questo? Certo, l’Unical  - proseguono gli studenti  - non è il posto più sicuro del mondo ma la concentrazione di fenomeni scellerati si concentra nell’area sopra citata. Il ricordo dei distributori automatici di caffè e merendine distrutti di una settimana fa è ancora vivo. Non si può più passare sopra a questi gesti. Non è garantita neanche la sicurezza di quei docenti che hanno lo studio proprio a pochi metri dal luogo del misfatto. Ma possibile che nel 2017 si debba ancora tollerare tutto ciò? Le garanzie del Direttore Perrelli, in merito all’installazione di telecamere a circuito chiuso ci soddisfano ma non totalmente. Si devono trovare delle misure per salvaguardare luoghi fisici e persone. Noi rappresentanti siamo a disposizione del nostro Dipartimento per cercare di porre fine al problema, tentando di sensibilizzare la questione e magari dando vita ad iniziative che possano avvicinare gli studenti tutti a quella che, in realtà, dovrebbe essere la loro seconda casa in questa fase importante delle loro vite".