'Ndrangheta nel Vibonese: sentenza annullata (NOME)
La sesta sezione della Corte di Cassazione (Presidente Fidelbo) ha annullato senza rinvio la condanna a quattro anni di reclusione nei confronti di Costantino Emanuele Panetta, arrestato nell’ambito della maxi operazione antimafia “Rinascita-Scott”. La Suprema Corte ha accolto integralmente le argomentazioni difensive presentate dagli avvocati Francesco Lojacono e Francesco Capria.
Panetta era accusato di aver detenuto, nell’interesse della cosca di ’ndrangheta denominata “locale di Vibo Valentia”, tre pistole custodite in un vano contatori, ritenuto a lui accessibile. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe avuto le chiavi dell’interstizio dove le armi erano nascoste.
Tuttavia, i giudici di legittimità hanno ritenuto errate sia la sentenza di primo grado che quella d’appello, sposando la tesi difensiva secondo cui le conversazioni telefoniche e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Camillò erano state male interpretate.
Gli avvocati Lojacono e Capria hanno evidenziato come mancasse la prova del concorso effettivo di Panetta nella detenzione delle armi. In base alla giurisprudenza consolidata, infatti, per configurare la co-detenzione è necessario dimostrare non solo la consapevolezza del luogo in cui le armi sono custodite, ma anche un “reciproco stimolo all’azione criminosa” che vada oltre una mera connivenza, non punibile.
La sentenza della Cassazione pone dunque fine al procedimento nei confronti di Panetta, con un’assoluzione piena e definitiva.
