Narcotraffico internazionale nel Vibonese, chiesti oltre quattro secoli di carcere
E' una vera e propria stangata quella chiesta dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo nell'ambito del processo con rito ordinario scaturito dalle operazioni "Stammer 1" e "Stammer 2" contro il narcotraffico internazionale che si sta celebrando dinnanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Il pm antimafia al termine della sua requisitoria, durata quasi quattro ore, ha invocato ventidue condanne e due assoluzioni per un totale di quasi 450 anni di carcere.
Queste le richieste di pena invocate dal pm al termine della sua requisitoria: Giuseppe Careri di Rosarno 13 anni e 130mila euro di multa, Antonio Grillo di San Calogero 30 anni, Giuseppe Grillo di San Calogero 28 anni, Pasquale Grillo di San Calogero 26 anni, Rocco Iannello di Mileto 26 anni, Fortunato Lo Schiavo di Mileto 28 anni, Domenico Luccisano di Mileto 12 anni e 120mila euro di multa, Fulvio Luccisano di Mileto 16 anni, Vania Luccisano di Mileto 16 anni, Osvaldo Edmingo Nunez Mena (Repubblica Domenicana) 26 anni, Ernesto Oliva di Terranova di Sibari 16 anni, Massimo Pannaci di Vibo Valentia 28 anni, Pasquale Pititto di Mileto, 30 anni, Giuseppe Rondinelli di Botricello 18 anni, Antonio Scicchitano di Botricello 16 anni, Antonino Nazzareno Suppa di Francica 16 anni, Franco Greco di Marcedusa 18 anni, Mario Calesse di Sant'Eufemia d'Aspromonte 12 anni e 120mila euro di multa, Antonio Prostamo di Mileto 12 anni e 120 mila euro di multa, Salvatore Paladino di Rosarno 18 anni e 180 mila euro di multa, Leonardo Francesco Raffaele Florio 12 anni e 120mila euro di multa, Massimiliano Antonino Varone di Mileto 28 anni. Chiesta l'assoluzione per Michell Vincenzo Piperno e Francesco Paladino.
Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati: Diego Brancia, Michelangelo Miceli, Giuseppe Di Renzo, Vittoria Platì, Tommaso Zavaglia, Giovanni Vecchio, Mario Santambrogio, Leopoldo Marchese, Massimo Grondona, Franz Caruso, Giovanni Marafioti, Francesco Sabatino, Pietro Pitari e Gregorio Viscomi. Le arringhe dei difensori programmate per il 25, il 26 maggio e l'1 giugno. Subito i giudici si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza.
Operazione Stammer 1 L'inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale di Catanzaro e condotta sul campo dalla Guardia di Finanza ha consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, composta da diversi sodalizi criminali, riconducibile alle cosche della ’ndrangheta vibonese al centro del colossale traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica. Si tratta in particolare del gruppo facente capo ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona, ai Pititto-Prostamo-Ianenllo di Mileto e della ’ndrina di San Calogero. Tutte organizzazioni satelliti rispetto alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi con la partecipazione delle consorterie della Piana di Gioia Tauro e di quelle operanti nella provincia di Crotone.
I calabresi, secondo quanto emerso dalle indagini avrebbero trattato con i “Cartelli Sudamericani” l’importazione di otto tonnellate di cocaina (carico questo che è stato sequestrato in Colombia) già stoccata e nascosta in una piantagione di banane non distante dal porto di Turbo, mentre in Italia nel porto di Livorno, le Fiamme Gialle hanno sequestrato nel corso delle indagini, il cosiddetto “carico di prova”, consistente in 63 chilogrammi di cocaina pura, occultata all’interno di cartoni contenenti banane. L’intera operazione ha permesso di infliggere all’organizzazione rilevanti perdite economiche, sia sotto il profilo dei capitali investiti che dei mancati guadagni: la droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 1 miliardo e 600mila euro.
Operazione Stammer 2. Questa seconda inchiesta nasce da uno stralcio della nota operazione “Stammer” e costituisce un ampliamento delle indagini che hanno dimostrato come i trafficanti calabresi, fiutando la possibilità di ottenere a facili guadagni, investivano ingenti capitali in un imponente traffico di marijuana. L’attività documenta proprio come le potenti ‘ndrine vibonesi sono entrate in affari con i narcos albanesi, partner di provata efficienza, che, ad oggi, si possono considerare i più importanti produttori di marijuana del continente, vantando basi logistiche praticamente in tutta Europa. Secondo l’accusa i clan calabresi erano assolutamente a loro agio nel contrattare con i potenti “cartelli albanesi” l’importazione, in poco meno di tre mesi, di circa cinque tonnellate di marijuana, in grado anche di saltare l’intermediazione delle compagini delinquenziali brindisine, storicamente “in affari” con i narcos di stanza nel Paese delle Aquile. Il sodalizio criminale calabrese, se in una prima fase sfruttava gli oramai collaudati rapporti, intessuti nel tempo, tra i trafficanti brindisini ed i produttori albanesi, una volta reperiti i contatti ed aver acquisito la fiducia dell’organizzazione albanese, riusciva, senza alcuna difficoltà, a scavalcare gli intermediari pugliesi per contrattare direttamente con i fornitori. Secondo gli illeciti progetti, una volta raggiunte le coste pugliesi, i carichi di marijuana sarebbero stati divisi in più partite, pronte per essere cedute sulle molteplici “piazze” dislocate su gran parte del territorio italiano.
