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Per anni fu considerato uno degli arbitri degli equilibri della criminalità organizzata calabrese. Antonio Macrì, conosciuto come “Zzi ’Ntoni”, è stato tra le figure più influenti della ’ndrangheta del secondo dopoguerra, punto di riferimento del potente locale di Siderno e protagonista della stagione che precedette la trasformazione moderna dell’organizzazione mafiosa.

Alleato dei boss Paolo De Stefano? No, meglio Tripodo e Piromalli. Insieme a Girolamo Tripodo e Giuseppe Piromalli, Macrì era ritenuto uno dei principali riferimenti della vecchia guardia mafiosa. Il suo predominio si interruppe nel 1975, quando venne ucciso durante la Prima guerra di ’ndrangheta, il conflitto che segnò il passaggio di potere verso nuove cosche emergenti.

Dopo la sua morte, l’eredità familiare è stata raccolta dal figlio Vincenzo Macrì, figura indicata dagli investigatori come legata alla continuità del gruppo criminale. La storia della famiglia Macrì si intreccia con quella dei principali clan della fascia ionica reggina, in un contesto caratterizzato dall’espansione dei traffici illeciti e dall’internazionalizzazione degli interessi della ’ndrangheta.

Il nome dei Macrì resta legato a una delle stagioni più significative della storia mafiosa calabrese, simbolo del passaggio dall’organizzazione tradizionale alle moderne strutture criminali proiettate oltre i confini regionali e nazionali.