Stop alla pesca nel Tirreno: a rischio oltre 25 milioni di euro e centinaia di imprese
Un altro mese di stop per la pesca a strascico nel Tirreno potrebbe costare caro al settore. Secondo le stime di Confcooperative Fedagripesca, il nuovo fermo imposto dal Masaf per il mese di novembre — successivo a quello ordinario di ottobre — rischia di generare perdite dirette tra 25 e 26 milioni di euro, senza contare l’indotto. La misura, che interessa Liguria, Toscana, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, è stata introdotta per compensare lo sforamento dei giorni di pesca autorizzati e per evitare la chiusura totale proposta inizialmente dalla Commissione Europea fino a fine anno.
Il valore complessivo della pesca nel Tirreno si aggira tra 160 e 230 milioni di euro annui, un comparto strategico oggi in forte difficoltà. Tra le regioni più penalizzate spicca la Sicilia, che da sola rappresenta quasi un terzo della flotta di strascico nazionale e il 46% di quella tirrenica. Seguono Toscana (15% della flotta totale, 22% di quella tirrenica), Campania e Lazio che insieme contano il 17% delle imbarcazioni e il 24% del segmento tirrenico.
Il fermo, spiega Fedagripesca, mira a tutelare specie in sovrasfruttamento come il nasello, molto richiesto dai consumatori italiani — sette su otto lo acquistano regolarmente — ma a rischio nel bacino tirrenico. Tuttavia, l’organizzazione avverte: «Il negoziato con Bruxelles ha evitato misure insostenibili, ma ha imposto nuove rinunce anche alla pesca artigianale e ai palangari».
Fedagripesca chiede all’Unione Europea di valutare con maggiore attenzione l’impatto economico e sociale delle proprie decisioni e di modificare il regolamento Feampa, includendo tutte le domande di demolizione pendenti. Nell’immediato, si sollecitano sostegni economici urgenti per cooperative e operatori: «Due mesi senza reddito non sono sostenibili — avverte la federazione — servono misure mirate anche per chi, pur non praticando lo strascico, è chiamato a condividere i sacrifici della sostenibilità».
