Scontro diplomatico sui medici cubani: Occhiuto sfida il "pressing" di Trump
Il presidente della Regione Calabria blinda l'accordo con l'Avana nonostante i dubbi degli USA: «Restano qui, sono fondamentali»

Il sistema sanitario calabrese finisce al centro di un intricato caso geopolitico che vede contrapposte le necessità dei pronto soccorso locali e le direttive della Casa Bianca. Nonostante le indiscrezioni su forti pressioni esercitate dall'amministrazione di Donald Trump per spingere l'Italia a interrompere la collaborazione con Cuba, il Presidente della Regione Roberto Occhiuto tira dritto: i camici bianchi caraibici non lasceranno la Calabria.
Interpellato telefonicamente dall'Ansa, Occhiuto ha ammesso che l'entusiasmo d'oltreoceano per l'operazione è sempre stato ai minimi termini, indipendentemente dal colore politico del governo statunitense. Tuttavia, la linea del Governatore resta quella del dialogo: «Con i rappresentanti degli Stati Uniti in Italia abbiamo sempre avuto un confronto sereno e costante», ha dichiarato, confermando però un’accelerazione dei contatti nelle ultime ore. La prossima settimana è infatti previsto un incontro chiave con Mike Hammer, responsabile del Dipartimento di Stato Usa per gli affari a Cuba.
Per Occhiuto, la questione non è ideologica ma pratica. I medici cubani sono diventati l'ultimo baluardo contro la chiusura dei reparti.
In un abile mossa diplomatica, Occhiuto non chiude la porta agli alleati storici, ma rilancia la sfida sul piano dell'efficienza. L'obiettivo della Regione è raggiungere quota 1.000 medici stranieri per stabilizzare la sanità locale. «Se il governo degli Stati Uniti intenderà aiutarci mettendo a disposizione nuovi professionisti fino al numero che ci serve, non abbiamo preclusioni», ha concluso il Presidente. Un invito esplicito a Washington: se il problema è la provenienza cubana, gli USA sono liberi di colmare il vuoto con i propri specialisti.
