Il via libera al progetto per la realizzazione di un acquario nell’area dell’ex Basalti & Bitumi a Vibo Marina ha sollevato un polverone di polemiche. Se per l'amministrazione comunale l'opera, finanziata con quasi 8 milioni di euro, rappresenta un volano per la riqualificazione turistica e un "polo educativo", di parere opposto sono le rappresentanti provinciali di OIPA Italia odv (Organizzazione Internazionale Protezione Animali).

Samantha Mercadante (Delegata provinciale) e Rosita Giordano (Vice Delegata) hanno espresso una netta condanna, definendo l'iniziativa una scelta culturalmente arretrata e priva di sensibilità verso il benessere animale.

Per l'OIPA, presentare una struttura di detenzione animale come luogo "educativo" è un paradosso inaccettabile nel 2026. «Se per l’attuale amministrazione il polo capace di generare bellezza è un luogo dove gli animali vengono rinchiusi a vita e costretti a comportamenti contrari alla loro natura, allora siamo davanti a un’inquietante visione politica e di sviluppo», dichiarano Mercadante e Giordano.

Le esponenti dell'organizzazione sottolineano come gli acquari, al di là del marketing, restino luoghi di confinamento dove pesci e cetacei vivono in vasche artificiali incompatibili con i loro bisogni etologici.

L'attacco dell'OIPA si sposta poi sulla gestione dei fondi pubblici. In un territorio segnato da carenze infrastrutturali, crisi occupazionale e povertà culturale, l'investimento milionario appare alle delegate come un errore di priorità. Secondo l'OIPA, con 8 milioni di euro si sarebbero potuti realizzare centri di recupero per la fauna marina e tutela della biodiversità, percorsi museali immersivi e tecnologici senza l'uso di animali vivi, interventi su decoro urbano, parchi pubblici e valorizzazione della costa e sostegno all'imprenditoria giovanile e strutture sociali per la comunità.

Oltre all'aspetto etico, preoccupa la sostenibilità economica a lungo termine. Un acquario richiede costi esorbitanti per energia, manutenzione degli impianti di filtraggio e personale specializzato. «Costi enormi che rischiano di pesare per anni su un territorio che già fatica a garantire i servizi essenziali», avvertono le delegate.

Secondo Mercadante e Giordano, i turisti oggi cercano autenticità e servizi, non "visioni anni '80" basate sullo sfruttamento animale. Vibo Marina, sottolineano, possiede già una bellezza naturale straordinaria che andrebbe semplicemente curata e sottratta al degrado urbano. L'OIPA conclude rivolgendo un appello perentorio al Comune di Vibo Valentia e alle istituzioni coinvolte: «Fermatevi e aprite un confronto pubblico con i cittadini e le associazioni. Il mare non si tutela rinchiudendolo dietro un vetro».