Decise di fare il collaboratore di giustizia per salvare suo figlio dalle logiche criminali che aveva personalmente vissuto, a causa dell'inserimento del padre nei contesti della criminalità organizzata vibonese. Lo fece pure per non prendere parte "all'omicidio di Rosario Pugliese detto "Cassarola". Bartolomeo Arena ha spiegato così ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, le ragioni della propria scelta, riportate nelle motivazioni della sentenza scaturita dal processo "Rimpiazzo", contro il clan dei Piscopisani.

Il collaboratore ha pure evidenziato di aver fatto parte del clan "Pardea-Ranisi", contratti a quello di Pugliese (Cassarola). Rosario Pugliese, peraltro, si legge dalle deduzioni dei giudici, faceva parte dello stesso gruppo di cui aveva fatto parte il padre del collaboratore negli anni ottanta. All'epoca "era capeggiato da Francesco Fortuna, detto "Ciccio Pomodoro".

Negli anni ci furono "attriti -si legge nella sentenza -anche con lo stesso collaboratore il quale, per una parentela con i Pardea si avvicinò a questa famiglia. Fu consequenziale l'idea di contrastare i Pugliese-Cassarola negli anni 90. Il collaboratore era stato "rimpiazzato" nel 2012  da Raffaele Franzè detto "lo svizzero", Domenico Camillò, Antonio Macrì (classe '57), Raffaele Prdea e portava pure in copiata il nome di Vincenzo Barba detto il Musichiere".

Arena "fece sempre parte del clan Pardea ma nel 2013, al fine di evitare contrasti con i Lo Bianco-Barba decise di creare un unico locale cosicchè Vincenzo Barba divenne capo società a Vibo e Totò Macrì, contabile". C'era però un problema: "Vincenzo Barba era sempre portatore degli interessi dei Mancuso su Vibo, ciò che non era condiviso dai sodali". La goccia che fece traboccare il vaso "fu il ferimento di Domenico Camillò, classe 94, da parte di Loris Palmisano". Sorsero dei contrasti. Secondo quanto riferito nelle motivazioni della sentenza, "diverse questioni che indussero la famiglia Alvaro ad intervenire e mettere pace ma il ragazzo non stava ai patti e quindi in risposta all'acccaduto venne accoltellato. Ne derivò la scissione dal gruppo dei Lo Bianco Barba, con la creazione di un gruppo autonomo di cui facevano parte Bartolomeo Arena, Mommo Macrì, Francesco Antonio Pardea e Salvatore Morelli, detto l'americano. "Un gruppo che operava nel territorio di Vibo e perpetrava usura, estorsione, traffico di droga, sparatore, tentati omicidi e danneggiamenti". Il collaboratore ha anche riferito che "tramite Salvatore Morelli il suo gruppo aveva ottimi rapporti con i Piscopisani". Nessun rapporto, invece, con i Mancuso, sebbene Francesco Antonio Pardea voleva avvicinarsi a Luigi Mancuso.