Vibo Marina tra crisi e malapolitica è pronta a "chiudere": attività e... case
Dopo la denuncia dei commercianti, la coordinatrice dell'Ncd punta il dito contro l'Amministrazione comunale e rilancia l'idea del Parco giochi nell'area Italcementi
Se la crisi sta passando, a Vibo Marina a quanto pare ha deciso di "fermarsi". A denunciarlo i commercianti della frazione che terminata l'estate fanno i conti con la "desolazione". Insomma, bene il turismo ma senza programmazione non è possibile destagionalizzarlo, né tantomeno riuscire a sopravvivere con i guadagni dell'estate in inverno.
La denuncia. Da qui, l'sos lanciato dagli esercenti che chiedono risposte agli amministratori nel nome di una crescita di cui si parla, ma per cui poco o niente si fa. Un appello che, come un refrain, ogni anno torna ma, al momento, di soluzioni a Vibo Marina non sembrano averne viste.
La reazione. E proprio dalla denuncia dei commercianti ha inteso partire Luana Ferraro, coordinatrice dell'Ncd. "Come tutti i paesi di mare, anche Vibo Marina e le attività commerciali confidano nella stagione estiva per aver vita una e guadagni gli altri. Guadagni – spiega - che permettono di far fronte ai mesi invernali dove l’economia rallenta proprio in virtù del fatto che i maggiori profitti dovrebbero venire dal turismo". Insomma, per la Ferraro sembra che "a qualcuno la realtà sfugga" e per questo ribadisce che "Vibo Marina è un paese a vocazione turistica: abbiamo una posizione geografica favorevole, chilometri di spiagge e un porto abbastanza importante per poter affermare che sia questa la sua vocazione principale e sulla quale è necessario investire".
I nodi. Nonostante questa certezza, però, la realtà per l'esponente dell'Ncd è che "torniamo puntualmente a dover sottolineare gli stessi concetti e a dover sostenere quelle categorie economiche, quali i commercianti, che possono davvero creare la differenza nel turismo ma invece di aiutarli a crescere li si mette in ginocchio a dover decidere se tirar giù per sempre le saracinesche. Perché è un fatto che di turisti, non avendo strutture e infrastrutture adeguate, se ne vede ben pochi e per lo più, se turisti possono chiamarsi, sono persone che rientrano al paese per trovare i parenti". Per la Ferraro, invece, "le attività economiche, commerciali e industriali hanno bisogno di essere sostenute per crescere e non abbandonate a sé stesse. Esse sono l’ossatura del territorio: è su di esse che si basa il ricircolo di persone e di benessere di un paese".
Turismo e silenzi. Se turismo ci deve essere, dunque, bisogna fare qualcosa a supporto dello stesso. E serve, chiosa, "un impegno concreto da parte dell’amministrazione comunale". Solo così "Vibo Marina potrebbe davvero essere il trampolino di lancio dell’intera provincia e ricollocarsi ai vertici calabresi da dove in anni di cattivo malgoverno è rovinosamente scesa". Ma, incalza, l'esponente dell'Ncd "dopo oltre due anni di amministrazione tutto tace. Il rischio è che non saranno solo le attività commerciali a dover chiudere ma se questo immobilismo politico- amministrativo persegue, anche porte e portoni di case verranno chiusi per dover trovare altrove condizioni di vita più favorevoli".
Gli elementi. Dall'Ncd, quindi, si punta l'attenzione su tre elementi "su cui basare i primi interventi ancora devono esser trattati: Porto, Italcementi e Piano comunale spiaggia". Una parentesi, poi, sulla situazione disastrata della viabilità, sulle condizioni del Pennello, sui "cantieri con opere incompiute".
La richiesta. Da qui, la richiesta di Ferraro di andare "a verificare lo stato del territorio coi propri occhi e dire, visto che nei progetti politici regionali Vibo Valentia non rientra, cosa può fare per noi lo Stato. Si è pensato di sottoporre il rilancio del porto, la situazione Italcementi a una vera valutazione che possa prodursi in intervento concreto?". Queste le domande, ma chiede fatti e non parole. "Basterebbe poco", per Luana Ferraro, e in questa direzione "il rilancio del porto con grandi navi che entrano ed escono; gente che passeggia sul lungomare; strade percorse da mezzi che fanno da spola da aeroporto e stazioni; negozi affollati di turisti che vogliono portar a casa un ricordo; navette che trasportano gente per i tour storico-culturali; alberghi e ristoranti strapieni; un parco giochi tematico sul "cimitero" Italcementi che fa da collante a tutto. Non è utopia! Solo – conclude - mancanza di volontà a voler prendere atto di dover seriamente agire".
