Lo Schiavo tra la scalata (agevole) a SI e quella possibile al Comune dove Romeo si è incartato
Il successo delle regionali non è stato assolutamente una consacrazione per Sinistra Italiana sul territorio vibonese. Infatti, se un partito che conta poche decine di iscritti, non più di trenta per l’esattezza, risultare la prima forza politica dell’area progressista in città ha significato ottenere un’ampia cassa di risonanza -come scriveva ieri la Gazzetta del Sud - per il segretario provinciale Fortunato Petrolo le soddisfazioni, sostanzialmente, sono finite qua. Quell’esito, come emerge chiaramente da una neppure eccessivamente approfondita lettura del voto, non è figlia dell’organizzazione dei seguaci di Fratoianni sul territorio, ma della candidatura del consigliere regionale uscente Antonio Lo Schiavo che, con le sue quasi 4200 preferenze, ha consentito ad AVS, di essere nettamente maggioritaria rispetto ai Cinquestelle oltre che di mettere il naso davanti il Pd, peraltro battuto per una manciata di consensi a Vibo.
Dati che, pur nell’amarezza della sconfitta, pare abbiano fatto riflettere il 48enne notaio parecchio tentato di scalare ( e non sarebbe affatto un Everest) i vertici provinciali di SI i quali, voci non proprio isolate, avrebbero fatto di tutto per boicottarlo alle regionali.
Se Lo Schiavo avviasse il tesseramento del suo gruppo, ovviamente, il congresso diverrebbe inevitabile e l’attuale dirigenza si vedrebbe superata in un baleno.
Molto dipenderà dalle proposte che arriveranno dai piani alti di SI per una delle figure elettoralmente emergenti dell’area progressista vibonese alla quale si guarda con attenzione pure in proiezione amministrative.
D’altronde, la stabilità dell’esecutivo guidato dal sindaco Enzo Romeo è tutt’altro che certa. Tensioni continue dentro e fuori i dem, non si esclude che possano portare già in primavera ad una crisi che sarebbe senza via d’uscita, se il tema del gettone non tenesse attaccatissimi gli eletti alla poltrona.
A quel punto l’unica pista percorribile per l’area progressista sarebbe proprio quella che porterebbe a Lo Schiavo che, va ribadito, fu ritenuta una strada da non disdegnare anche nella passata tornata da diverse componenti della coalizione. Una sua eventuale candidatura al posto di quella di Romeo aveva persino trovato terreno fertile in alcune frange del Pd dove poi ebbe la meglio l’asse Colelli-Soriano ormai inesistente. In quella fase, Lo Schiavo non oppose alcuna resistenza, anzi, si adeguó “per lealtà” alle decisioni altrui, ma la musica è ormai cambiata nel centrosinistra e nello stesso Pd… basti leggere con attenzione parole non proprio di miele per il Sindaco e la giunta subito dopo la recente batosta elettorale.
