Accolta la richiesta del pm della distrettuale di Catanzaro per i due imputati, giudicati con rito abbreviato,  considerati esponenti della cosca Cerra- Torcasio- Gualtieri

di GABRIELLA PASSARIELLO

Due condanne e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per mandante ed esecutore del duplice tentato omicidio di Giuseppe Morello e Pasquale Saladino, avvenuti nel 2011 a distanza di un mese l’uno dall’altro a Lamezia Terme. Per Angelo Francesco Paradiso, alias “Ciccuzzu”, (ritenuto l'esecutore materiale dei due tentati omicidi) il  gup Giovanna Gioia ha inflitto 16 anni di reclusione, mentre per Pasquale Carnovale ha sentenziato 13 anni e 4 mesi, entrambi, giudicati con rito abbreviato, considerati esponenti delle “nuove leve” della cosca Cerra – Torcasio- Gualtieri, raggiunti nel 2016 da un’ordinanza di misura cautelare in carcere su richiesta dalla Dda del capoluogo calabrese.Il pm della distrettuale Elio Romano aveva chiesto la condanna per entrambi a 16 anni di carcere, mentre l'avvocato difensore Antonio Larussa, che aveva invocato in aula l'assoluzione, attenderà le motivazioni della sentenza che verrà depositata tra sessanta giorni per ricorrere in appello.

Sarebbe stato proprio Carnovale il 19 novembre del 2011, con a bordo Paradiso, a guidare lo scooter che in via Foderaro affiancò l’auto di Morello, rimasto ferito da tre dei nove colpi di pistola calibro 3.80 esplosi da Paradiso. L'altro tentato omicidio contestato a Paradiso è quello avvenuto l’11 dicembre del 2011 (un mese dopo il ferimento di Morello) davanti a un circolo ricreativo di via dei Bizantini. L’ archivista del tribunale Pasquale Saladino, raggiunto da sei dei 9 colpi calibro 9x21, fu gambizzato e un proiettile ferì di striscio a un piede anche un ragazzo, all’epoca dei fatti, quattordicenne.

Il movente. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, dopo l’omicidio di Vincenzo Torcasio ucciso in un campo di calcetto e del figlio Francesco (freddato in auto in via Misiani) assassinati rispettivamente il 7 giugno e il 7 luglio del 2011, il gruppo delle “nuove leve” del clan Giampà ottenne il via libera dal boss Giuseppe Giampà (poi divenuto collaboratore di giustizia) per le estorsioni al quartiere Capizzaglie di Lamezia, storica roccaforte dei Cerra- Torcasio-Gualtieri . All’origine dei due attentati, secondo gli inquirenti, lo scontro tra “vecchie” e “nuove” leve nello spaccio di sostanze stupefacenti a Lamezia Terme.

Ogni potenziale rivale andava eliminato. In particolare Morello avrebbe dato fastidio per lo spaccio di sostanze stupefacenti al gruppo delle “nuove leve” di cui Paradiso avrebbe fatto parte. Gruppo che secondo gli inquirenti era composto anche da Umberto Egidio Muraca, Nino Cerra, 27 anni e Pasquale Carnovale.  Alle indagini poi si sono aggiunte le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, in particolare Umberto Egidio Muraca, ma anche Luca Pirania e Luciano Arzente, dichiarazioni che hanno consentito ad inquirenti ed investigatori di fare quadrato su entrambi i tentati omicidi, compiuti, secondo le ipotesi di accusa, con premeditazione e con l’aggravate dalle modalità mafiose.