Dopo l'avviso di conclusione indagini, la richiesta di rinvio a giudizio. La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il processo per le quattro persone coinvolte nell'inchiesta denominata "E' dovere". Il sostituto procuratore Graziella Viscomi ha richiesto il rinvio a giudizio per la dirigente regionale (ex responsabile anticorruzione della Regione Calabria) Maria Gabriella Rizzo; per l'imprenditrice turistica di Spilinga Laura Miceli; per componente della commissione incaricata alla vigilanza in relazione al “Finanziamento di Piani di investimenti produttivi” Antonio Tolomeo e per la cosentina residente a Tropea Deborah Valente. A vario titolo, gli indagati (assistiti dagli avvocati Salvatore Staiano, Francesco De Luca, Luigi Sciumbata, Alessio Colistra e Anna Maria Grazia Sodano) devono rispondere corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Operazione “E’ dovere”. Nell’ottobre dello scorso anno Maria Gabriella Rizzo e Laura Miceli erano finite ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia economica-finanziaria di Catanzaro e coordinata dai sostituti procuratori Graziella Viscomi e Giulia Tramonti. Secondo l’accusa la dirigente regionale avrebbe comunicato all’imprenditrice ricadese informazioni non ancora divulgate riferite a bandi non pubblicati fornendo, tra l’altro anche attività “consulenziali”. La Rizzo, anche in incontri informali appositamente organizzati, avrebbe quindi prospettato alla Miceli l’evoluzione delle istruttorie di pubblicazione ed i contenuti di bandi regionali finanziati da fondi comunitari destinati al supporto del settore turistico-alberghiero.

Soggiorni vacanza in cambio di favori. Per gli inquirenti, in un caso, la dirigente regionale si sarebbe personalmente adoperata per “accontentare” la Miceli, bisognosa di avere la liquidazione il prima possibile di un Sal di oltre 130 mila euro. “Siccome – sostiene la Procura – per un errore contenuto in una scheda tecnica l’effettiva liquidazione del Sal da 130 mila scese a 124 mila euro, la Rizzo si sentì in dovere di spiegare alla Miceli che l’errore non era dipeso da lei. A fronte di tali “servigi” la Rizzo, unitamente ai propri famigliari, usufruiva a spese della Miceli di un soggiorno di 5 giorni nel capoluogo toscano, di un soggiorno nel villaggio di Ricadi, nonché beneficiava di diversi pranzi e di varie donazioni di vino”. Secondo l’ipotesi accusatoria a Tolomeo sarebbe stato offerto un incarico professionale quale procuratore della Valentour srl di Deborah Valente, affittuaria di un ramo di azienda, gestore di mero fatto della ditta Baia d’Ercole con sede a Ricadi e professionista incaricato della progettazione.