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È stato prosciolto dall’accusa di maltrattamenti in famiglia un uomo di 45 anni, G.P., classe 1980. Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto il non luogo a procedere al termine dell’udienza preliminare, accogliendo le argomentazioni della difesa, rappresentata dall’avvocato Fabio Tuscano del Foro di Reggio Calabria.

L’imputato era accusato di maltrattamenti ai danni della moglie, con l’aggravante di aver commesso i fatti in presenza delle figlie minori e con la contestazione della recidiva reiterata. Secondo l’impostazione della Procura, le condotte contestate avrebbero integrato il reato previsto dall’articolo 572 del codice penale, che punisce comportamenti vessatori e abituali nei confronti di un familiare o convivente.

Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero aveva chiesto il rinvio a giudizio, ritenendo sussistenti gli elementi per sostenere l’accusa in dibattimento. Di diverso avviso la difesa, che ha evidenziato l’insussistenza dei presupposti oggettivi e soggettivi del reato, sostenendo che la vicenda fosse riconducibile a una situazione di conflittualità e litigiosità di coppia, priva però dei requisiti richiesti per configurare i maltrattamenti.

In particolare, l’avvocato Tuscano ha richiamato l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione secondo cui il delitto di maltrattamenti richiede una condotta abituale, unitaria e reiterata, idonea a imporre alla vittima un regime di vita vessatorio e mortificante. Nel caso in esame, secondo la ricostruzione difensiva, le dichiarazioni della persona offesa si sarebbero concentrate su un singolo episodio, elemento ritenuto non sufficiente a integrare il requisito dell’abitualità previsto dalla norma.

Al termine della camera di consiglio, il Gup ha accolto la tesi difensiva, pronunciando sentenza di non luogo a procedere. Il procedimento si chiude dunque nella fase preliminare, escludendo la celebrazione del processo, ferma restando la natura della valutazione compiuta in sede di udienza preliminare sulla sostenibilità dell’accusa in giudizio.