Una vera e propria fabbrica di bilanci falsi, creata ad hoc per intercettare i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. La Guardia di Finanza di Biella, sotto il coordinamento della Procura Europea (EPPO) di Torino, ha inferto un duro colpo a un sodalizio criminale specializzato in frodi ai danni dello Stato e dell’Unione Europea, dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo da oltre 1,9 milioni di euro.

L'inchiesta, durata oltre un anno, ha permesso di svelare un meccanismo fraudolento sofisticato. Al centro della truffa vi era una società biellese che, operando in concerto con altre sette imprese, aveva trasformato la falsificazione dei documenti contabili in un’attività sistematica. I bilanci venivano "confezionati su misura", con fatturati milionari del tutto inesistenti, creati esclusivamente per simulare una solidità finanziaria necessaria all'accesso ai contributi pubblici.

Grazie a questo "maquillage" contabile, l'associazione a delinquere riusciva a ottenere indebitamente i contributi Simest per l'internazionalizzazione e le risorse garantite dal Fondo centrale di garanzia, drenando di fatto fondi destinati al rilancio dell'economia post-pandemica.

L'operazione, che vede 12 persone indagate per associazione a delinquere, truffa aggravata e false comunicazioni sociali, ha visto le Fiamme Gialle agire su scala nazionale. I sequestri hanno colpito beni sparsi tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Basilicata e Calabria.

Tra i beni finiti sotto sigillo spiccano immobili di pregio e simboli di uno stile di vita costruito, secondo gli inquirenti, sui soldi pubblici sottratti alla collettività: una villa signorile e una villetta (tra le province di Verona, Potenza e Vibo Valentia), auto di lusso e quote societarie e saldi attivi su numerosi conti correnti bancari.

Un ruolo decisivo nell’inchiesta è stato svolto da Simest, che ha collaborato attivamente con gli investigatori fornendo i dati necessari a ricostruire il flusso illecito dei finanziamenti. L'intervento tempestivo delle autorità ha impedito che il proseguimento delle truffe potesse compromettere il raggiungimento degli obiettivi strategici del PNRR. Ora, oltre alle vicende penali che coinvolgono le 12 persone fisiche, le otto società coinvolte dovranno rispondere degli illeciti amministrativi dipendenti da reato, in un processo che si preannuncia complesso e che punta a recuperare le somme indebitamente sottratte alle casse europee.