Nel "mirino" della storica cosca di Archi anche l'impresa esecutrice dei lavori di ristrutturazione al museo archeologico "Magna Grecia" di Reggio Calabria

Cinque persone sono state arrestate, dalla polizia e dai carabinieri, nell'ambito dell'operazione "Il Principe", che ha colpito il clan De Stefano di Reggio Calabria. Il decreto di fermo di indiziato di delitto è stato emesso dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di associazione mafiosa, estorsione ed intestazione fittizia di beni, aggravate dalle modalità mafiose. Tra i cinque fermati, anche il presunto reggente della cosca, Giovanni De Stefano, di 39 anni, figlio del defunto boss Giorgio De Stefano, ucciso nel 1977. L'operazione è frutto di due distinte indagini della Squadra Mobile e del Nucleo investigativo del Reparto operativo dei carabinieri: la prima sulla figura e le attività di Giovanni  De Stefano, la seconda sulla scorta delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Enrico De Rosa, che ha riferito in ordine a diversi episodi estorsivi con particolare riferimento alle estorsioni che sarebbero state commesse ai danni della ditta esecutrice dei lavori di ristrutturazione del Museo Archeologico della "Magna Grecia" di Reggio Calabria. Si tratta di un appalto da 20 milioni di euro, di cui 17 milioni sono fondi statali e 3 milioni fondi regionali. Tali fondi sono serviti per la ristrutturazione del Museo, che rientrava tra le opere per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Gli investigatori hanno ricostruito 4 diverse dazioni di denaro, per somme di volta in volta quantificate tra 20 e 60 mila euro. Giovanni De Stefano viene indicato come il reggente dell'omonima cosca. Per il clan De Stefano nel settembre dello scorso anno è stato scarcerato Orazio De Stefano, fratello minore di Paolo (ucciso il 13 ottoobre 1985 ed indicato quale capo storico dell'intera 'ndrangheta di Reggio Calabria), Giorgio (ucciso in località Acqua del Gallo nel 1977 ) e Giovanni De Stefano (ucciso nel 1974). Lo scorso anno, invece, è ritornato in libertà Paolo Rosario De Stefano.

Gli altri fermati, oltre a Giovanni De Stefano, sono: Fabio Salvatore Arecchi, 37 anni, di Reggio Calabria; Francesco Votano, detto "Ciccio", 27 anni di Reggio Calabria; Vincenzo Morabito, detto "Dino", 47 anni, di Reggio Calabria; Arturo Assumma, 30 anni, di Reggio Calabria.

Giovanni De Stefano

Giovanni De Stefano in concorso con Fabio Salvatore Arecchi è indagato pure per il reato di intestazione fittizia di beni. Arecchi avrebbe fatto da prestanome a De Stefano in un'impresa attiva nel commercio del caffè e delle bevande.

Quattro invece le estorsioni ai danni della ditta impegnata nei lavori di ristrutturazione del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria. In totale sarebbero state pagate mazzette per 180 mila euro: una volta con la consegna del denaro a Vincenzo Morabito, detto "Dino", in altra occasione con il pagamento a Domenico Sonzogno e Enrico De Rosa (futuro collaboratore), in una terza occasione ancora a De Rosa 50 mila euro ed infine 50 mila euro ad Arturo Assumma. (g.b.)