Calabria, svolta storica sulla fauna selvatica: la carne di cinghiale diventa una risorsa economica
Via libera in commissione Sanità alla nuova legge regionale: l’emergenza ungulati si trasforma in una filiera certificata tra sicurezza, tracciabilità e incentivi ai cacciatori
La Calabria prova a invertire la rotta nella gestione dell'emergenza fauna selvatica, trasformando quello che finora è stato un critico problema di sicurezza e ordine pubblico in un’opportunità di microeconomia per il territorio. Con l'approvazione in Commissione Sanità della proposta di legge recante "Norme per la gestione igienico-sanitaria e la valorizzazione delle carni di selvaggina selvatica cacciata", la Regione introduce un quadro normativo moderno e allineato ai parametri europei.
Secondo il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Domenico Giannetta, il provvedimento rappresenta un "passo storico". L’obiettivo è strutturare una vera e propria filiera della carne di selvaggina, con particolare riferimento ai cinghiali, garantendo standard rigorosi di tracciabilità e igiene. «Non possiamo più limitarci a subire un’emergenza che produce danni enormi all’agricoltura e mette a rischio la sicurezza stradale», ha sottolineato Giannetta. «Con questa legge mettiamo ordine e creiamo regole chiare».
Il testo si muove in piena sintonia con le direttive del Commissario straordinario alla Peste Suina Africana (PSA). La sfida è ambiziosa: il Piano nazionale fissa per la Calabria un target di circa 43.000 abbattimenti all'anno. Si tratta di un incremento significativo rispetto ai volumi degli ultimi due anni, che hanno visto complessivamente il prelievo di circa 28.000 capi.
Il cuore innovativo della riforma risiede nell'articolo 9, che prevede l'attivazione di progetti pilota per la creazione di centri di raccolta e lavorazione della selvaggina, incentivi economici per chi conferisce i capi abbattuti, sostenendo così l’attività degli operatori, e campagne di promozione per inserire il prodotto calabrese nei mercati nazionali e internazionali.
La riforma è stata accolta con entusiasmo dal mondo venatorio, che viene chiamato a partecipare attivamente non solo al prelievo, ma alla generazione di valore economico per le aree interne della regione.
