"Udite, udite, per le strade di Vibo Valentia si comunica ai cittadini, con megafono, che i negozi del centro, da oggi resteranno aperti. Abbiamo salvato l'economia, evviva! Come se il problema fosse solo questo". E' quanto scrive sul suo profilo social la dottoressa Marianna Rodolico, medico anziano in servizio presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Jazzolino di Vibo Valenta

"È veramente ridicolo, da incoscienti, da sciocchi, voler dire ai cittadini, uscite, comprate, spendete, il pericolo è scampato! Mai e poi mai - aggiunge - avrei pensato di sentire, aprendo la finestra, una macchina con altoparlante e un signore che invoglia ad uscire, a comprare, a passeggiare, quando appena ieri in Calabria ci sono stati 13 morti, uno a Vibo e uno il giorno prima, sempre a Vibo Valentia abbiamo 18 ricoverati in posti creati in più per l'emergenza coronavirus e per la quale è sparito il reparto di medicina, convertito in posto letto per malati covid. Ma di cosa vogliamo parlare, di spese, di cenoni, di feste? Con quale coraggio quando la gente muore e non riusciamo a curare, quando gran parte dei positivi vengono scoperti in ritardo, quando il territorio non riesce più a tracciare i contagi spesso mascherati dagli stessi pazienti, con quale coraggio usciamo gridando uscite e comprate che la guerra è finita. Credo che ognuno di noi debba dare prova di responsabilità e coscienza, che metta la salute propria e comune in primo ordine e rispetti le regole, evitando comportamenti anomali per il periodo anziché dare ascolto a banderuoli imbecilli che destabilizzano la nostra vita per creare ulteriori difficoltà nella gestione della salute dell'intera comunità".

E ancora: "Il virus non è finito, anzi, gira libero tra noi e colpisce indisturbato dalla nostra inconsapevolezza e dal nostro menefreghismo, uccide, danneggia, frustra le nostre abitudini e la nostra vita, non diamogliela vinta per la sollecitazione di un idiota. Io che scrivo vi parlo da cittadino, ma soprattutto da medico che opera in questa città, dove le difficoltà sono enormi in ogni angolo della gestione sanitaria, e chi non le vive neanche le immagina. Difficoltà che vanno dal territorio al reparto, dal tracciamento, al trasporto, alla diagnosi, al ricovero, al posto letto, alla carenza di mezzi e di uomini, senza entrare nei dettagli, difficoltà di una realtà calabrese".

Queste, infine le conclusioni: "Ma non dimentichiamo che oltre al coronavirus esistono anche le altre malattie, i traumi, gli incidenti e quindi, dove sistemare, questi altri malati? Come curare quando il personale è in gran parte impegnato per il virus? Facciamoci due domande e cerchiamo di essere ragionevoli, evitiamo di pensare che il problema sia sempre dell'altro e che, mai come in questo caso, l'altro siamo noi. È un sollecito, il mio, ad utilizzare il cervello, perché ce l'abbiamo, da calabresi testardi, governati e maltrattati da un susseguirsi di amministrazioni " fai fa te, o meglio fai per te", utilizziamo il cervello e soprattutto la nostra coscienza, il buon senso, lo spirito di comunità e alleanza. Collaboriamo per la nostra società altrimenti non ne veniamo fuori e sarà un eccidio, mettiamoci bene in testa che ai nostri politici, di qualsiasi colore e grado, non gliene frega nulla, ci tappano la bocca, ci fanno vedere solo le cose che a loro convengono e il male va avanti, qualcuno si arricchisce, ma tanti altri muoiono e pagano per loro e così non è giusto".