Il magistrato antimafia ripercorre le fasi del dibattimento a cominciare dalle minacce ricevute in aula da Pantaleone Mancuso e annuncia: "Appelleremo la sentenza" (VIDEO)

L'Appello nei confronti di una sentenza che non riconosce l'associazione mafiosa della cosca Mancuso di Limbadi, come avvenuto anni addietro al termine del processo "Dinasty", era quasi scontato. Ma il pm antimafia Marisa Manzini, pubblico ministero nel processo "Black Money", tiene a puntualizzare che il ricorso in Appello "sia doveroso". Quindi è tornata a ripercorrere, nell'intervista rilasciata per l'emittente televisiva Ten al direttore Attilio Sabato e ad Arcangelo Badolati della Gazzetta del Sud, sull'entrata a gamba tesa di Pantaleone Mancuso, nell'udienza dello scorso 10 ottobre.


Il collegamento con Scarpuni. "Indubbiamente - ha detto la Manzini - ha utilizzato termini non adeguati al luogo in cui si trovava. L'unico modo per zittirlo sarebbe stata l'interruzione del collegamento. Chi poteva farlo non lo ha fatto".  E quando un boss del calibro di Pantaleone Mancuso (Scarpuni) "ti urla stai zitta certo non è una cosa così tranquillizzante". E durante la requisitoria "ho sottolineato l'arroganza mafiosa di chi interveniva in un Tribunale utilizzando quei toni". Ma il problema andrebbe andrebbe affrontato alla radice.


Lo scatto d'orgoglio. "La cittadinanza vibonese - ha concluso il magistrato  - avrebbe bisogno di un sussulto, di uno scatto d'orgoglio". Ed ha raccontato un episodio riferito da Evelina Pytlarz, moglie di Domenico Mancuso che decise di allontanarsi autonomamente da quella famiglia: "Mi riferì- ha concluso la dott. Manzini  -  delle attenzioni ricevute dalla figlia durante una visita in ospedale proprio in virtù del cognome che portava". 

GUARDA IL VIDEO CON L'INTERVISTA INTEGRALE A MARISA MANZINI (DAL 40' MINUTO)

https://www.youtube.com/watch?time_continue=1093&v=wpGCYeCHtTI