Soldi in cambio di permessi di soggiorno, poliziotto vibonese arrestato a Milano
L'agente, in servizio all'ufficio immigrazione della Questura milanese, è ritenuto uno dei due promotori della presunta organizzazione. L'altro, un marocchino, è irreperibile
C'è anche un poliziotto originario del Vibonese tra i sei agenti in servizio all'ufficio immigrazione in servizio nella Questura di Milano arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, illecito rilascio di permessi di soggiorno, falso in atto pubblico e accesso abusivo a sistemi informatici nell'ambito di un'inchiesta coordinata dalla Procura di Milano. Si tratta di Domenico Rubino di Tropea.
L'inchiesta. Un'indagine che ruota intorno ad un giro di carte di soggiorno che sarebbero state rilasciate dietro compensi che andavano da poche centinaia di euro ad alcune migliaia. Secondo quanto riportato dall'ordinanza firmata dal gip di Milano, i poliziotti dell’ufficio immigrazione della Questura avrebbero usato "canali di comunicazione a circuito interno", tra cui "numerose utenze di copertura, le cosiddette 'citofono' intestate a cittadini extracomunitari e sistemi di messaggistica telematica tipo WhatsApp e Telegram". In sei (quattro agenti e due mediatori) sono finiti in carcere (tra questi anche il poliziotto vibonese), altri due sono invece stati sottoposti ai domiciliari. Per non farsi intercettare avrebbero quindi utilizzato cellulari di vecchia generazione.
Presunto promotore. Secondo il pm della Procura di Milano, Paolo Filippini, Domenico Rubino, insieme al marocchino Said Sabbar (irreperibile), sarebbe uno dei due promotori della presunta associazione. Il capo di imputazione formulato nei suoi confronti riporta accuse pesanti: i presunti "promotori" si sarebbero infatti introdotti "abusivamente a sistemi informatici protetti", avrebbero avocato "artificiosamente la competenza territoriale degli uffici amministrativi, attestando falsamente la sussistenza dei requisiti obbligatori per la concessione/rinnovo illegittimo del permesso di soggiorno, il tutto - si legge nell'ordinanza - a fronte del pagamento di somme di denaro o la dazione di altre utilità". (mi.fa.)
