La porta del carcere di Catanzaro si riapre per un presunto elemento di vertice della criminalità organizzata cittadina. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale hanno dato esecuzione a un provvedimento di ripristino della misura cautelare in carcere nei confronti di un uomo considerato un esponente di rilievo del clan dei “Gaglianesi”.

Il provvedimento, emesso dalla Seconda Sezione Penale del Tribunale Ordinario, segna un nuovo punto a favore della Procura Distrettuale Antimafia, impegnata in una complessa battaglia procedurale per mantenere il rigore cautelare attorno alla storica cosca del capoluogo.

L’indagato era finito in manette il 27 febbraio 2025 nel corso di una vasta operazione che aveva coinvolto altre ventuno persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, usura, autoriciclaggio e truffa. Tuttavia, meno di un mese dopo l'arresto, il Tribunale del Riesame ne aveva disposto la scarcerazione.

La DDA di Catanzaro, guidata dalla ferma convinzione della pericolosità del soggetto, non si è arresa e ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Gli Ermellini, accogliendo le tesi dell'accusa, hanno annullato con rinvio la decisione del Riesame, riportando la palla al Tribunale di Catanzaro che, con l’ordinanza eseguita nelle scorse ore, ha confermato la necessità della detenzione in carcere.

Non si tratta di un caso isolato. Il ripristino della misura cautelare per questo esponente segue una scia già tracciata: tra settembre 2025 e gennaio 2026, altri due indagati della stessa inchiesta erano tornati in cella con modalità analoghe. Un segnale di come il coordinamento tra le indagini tecniche dei Carabinieri e la strategia processuale della Direzione Distrettuale Antimafia stia tenendo alta la pressione sul sodalizio criminale.

Le indagini hanno ricostruito un decennio di egemonia criminale, dal 2014 a oggi. Il clan dei “Gaglianesi”, storicamente radicato nel quartiere Gagliano, è sospettato di agire sotto l’influenza delle potenti locali di ‘ndrangheta crotonesi, in particolare quelle di Isola Capo Rizzuto e San Leonardo di Cutro.

Attraverso intercettazioni e riscontri tecnici, gli inquirenti hanno delineato una struttura dedita al controllo capillare del territorio tramite reati contro il patrimonio e la persona, mantenendo saldi collegamenti con altre consorterie della regione. L'uomo, terminate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Catanzaro a disposizione dell'autorità giudiziaria.