'Ndrangheta nel Vibonese, le ingerenze del clan all'Asp di Vibo (NOMI)
Nuova requisitoria della Dda sugli assetti criminali vibonesi. Il ruolo del dirigente aziendale

Un sistema di relazioni che, secondo l’accusa, avrebbe saldato interessi criminali, imprenditoria e segmenti della pubblica amministrazione. È questo il quadro delineato dalla Dda di Catanzaro nella seconda giornata di requisitoria del processo “Maestrale-Olimpo-Imperium”, filone ordinario, in corso davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Rossella Maiorana. Il pm Irene Crea ha ripercorso gli assetti criminali tra Mileto e il capoluogo vibonese, soffermandosi in particolare sulla famiglia Mesiano di Calabrò di Mileto. Lo scrive “il Quotidiano del Sud”.
Richiamando le dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, il magistrato ha indicato in Giuseppe Mesiano, ucciso nel 2013, la figura ritenuta apicale del gruppo sin dagli anni Ottanta. Secondo l’impostazione accusatoria, il sodalizio avrebbe esercitato un controllo su attività economiche del territorio, imponendo assunzioni e condizionando imprese attraverso pressioni e minacce, in un contesto di alleanze e contrasti con altre ’ndrine della zona.
Un passaggio della requisitoria ha riguardato anche presunti rapporti tra ambienti mafiosi e settore sanitario. Al centro la figura di Cesare Pasqua, ex dirigente del Dipartimento di prevenzione dell’Asp di Vibo Valentia, indicato dall’accusa come possibile punto di riferimento per soggetti ritenuti vicini ai clan Mancuso e Fiarè. La requisitoria proseguirà nella prossima udienza con l’esame di ulteriori posizioni.
