Quarantanove anni dietro le sbarre, una delle più lunghe detenzioni della storia repubblicana, e ora il ritorno a casa per motivi di salute. Domenico “Micu” Papalia, 81 anni, ha lasciato il carcere di Parma dopo la decisione del Tribunale di Sorveglianza che ha disposto il differimento della pena con la concessione degli arresti domiciliari. 

L’ex esponente della ‘ndrangheta, originario di Platì e considerato per anni una figura di riferimento dell’organizzazione criminale calabrese in Lombardia, è stato trasferito in ambulanza nella sua abitazione di Corsico, dove continuerà le cure per un carcinoma e altre gravi patologie. La scarcerazione riporta al centro dell’attenzione la storia di uno dei protagonisti della penetrazione della ‘ndrangheta nel Nord Italia. Negli anni Sessanta Papalia, insieme ai fratelli Antonio e Rocco, seguì il flusso migratorio dalla Calabria verso il Milanese, territorio nel quale, secondo le ricostruzioni investigative, il clan consolidò la propria presenza. Durante la lunga detenzione il suo percorso è stato al centro anche di iniziative sul sistema penitenziario, dal lavoro nei laboratori di “Nessuno tocchi Caino” alle posizioni contro l’ergastolo ostativo, fino alle lettere rivolte agli studenti di Platì. La misura concessa dal Tribunale di Sorveglianza chiude così una vicenda carceraria durata quasi mezzo secolo.