Contro il paventato trasferimento dei quadri dell'ex convento dei frati cappuccini sono state raccolte cento firme da un comitato nato a tutela del patrimonio artistico vibonese

Più di cento firme raccolte in pochi giorni dal comitato nato spontaneamente, e coordinato da Rocco Pirrò, in difesa della chiesa di Sant'Antonio di Padova di Vibo Valentia. I fedeli - venuti a conoscenza della volontà dei frati cappuccini, da tempo allontanatisi dal convento vibonese, di voler acquisire alcuni dipinti della struttura, di cui reclamano la proprietà – hanno attivato una vera e propria campagna “anti-spoliazione”.

Il comitato. Nel tentativo di evitare che i quadri del '600, uno dei quali realizzato da Luca Giodano e raffigurante la Madonna con Sant'Anna e l'altro dedicato all'Immacolata, vengano trasferiti altrove il comitato ha messo nero su bianco la battaglia dei fedeli. In sostanza quello che si chiede è l'immediata interruzione di ogni atto volto alla rimozione e al trasferimento dalla Chiesa di quadri, statue e oggetti aventi valore documentario, archeologico, antropologico e artistico al fine di lasciare inalterato il contesto dell'edificio e non causare nocumento al patrimonio culturale della città di Vibo Valentia e dello Stato italiano. L'intenzione del comitato è "attivare tutti i canali legli, politici e mediatici per tutelare la chiesa e perché si conosca l'accaduto", per riuscire ad ottenere un "provvedimento di sospensione dell'autorizzazione concessa".

La petizione on-line. La richiesta sarebbe suffragata da tutta una serie di considerazioni che vengono snocciolate una per una anche in un'altra petizione (lanciata dai fedeli dell'associazione "ViboInsieme") online. “In seguito alla chiusura del convento dei Padri minori Cappuccini di Vibo Valentia - si legge nella petizione online -, rimasto sprovvisto di frati, lo stesso ordine sembra aver disposto il trasferimento di opere d'arte custodite nell'annessa Chiesa di Sant'Antonio di Padova verso Lamezia Terme. Le opere d'arte custodite nella chiesa costituiscono parte integrante del patrimonio culturale della città di Vibo Valentia e non di Lamezia Terme o qualsiasi altro luogo”. Le stesse, secondo i fedeli, “sono state concepite per essere ospitate nella chiesa di Sant'Antonio di Padova di Vibo Valentia, ove sono state collocate per secoli, e il loro spostamento costituirebbe per gli stessi oggetti di valore culturale danno, in quanto renderebbe i beni culturali privi dal contesto di origine. Inoltre le opere hanno valore sacro e sono oggetto di culto da parte degli abitanti del luogo, costituiscono anche parte dell'apparato decorativo di suddetto edificio ecclesiastico”. In più, “quadri, statue e oggetti aventi valore documentario, archeologico, antropologico e artistico sono tutelati, come singoli oggetti, come insieme e come contesto, dalle leggi dello Stato Italiano e quindi sottoposti al controllo delle soprintendenze”. Insomma, “il trasferimento degli oggetti con le caratteristiche sopra descritte, ancor più se vincolati e collocati all'interno di edificio di interesse storico e architettonico dovrebbe essere autorizzato o impedito dal Mibact e uffici periferici, poiché il contesto dell'edificio seicentesco, con oggetti cultuali e di arredo antichi, costituisce, già, in quanto tale, un bene culturale dello Stato”. Ragioni che adesso restano al vaglio di chi di competenza.

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