Calci e pugni ai pescatori: "Qui a Vibo Marina comandiamo noi". Chiesti tre rinvii a giudizio
Il gup distrettuale di Catanzaro ha fissato per il prossimo 30 novembre l'udienza preliminare nei confronti di tre giovani accusati di estorsione. La Provincia si costituirà parte civile
di MIMMO FAMULARO
Compariranno davanti al gup distrettuale Assunta Maiore il prossimo 30 novembre Rosario Primo Mantino, 42 anni (difeso dall'avvocato Sergio Rotundo); Francesco Fortuna, 23 anni (avvocato Giovanni Vecchio); e Rosario Pompeo Tavella 27 anni (avvocato Gaetano Scalamogna), tutti e tre di Vibo Marina e accusati di estorsione ai danni di due pescatori, i fratelli Adriano e Francesco Gambardella, parti offese insieme al Comune di Vibo e alla Provincia di Vibo Valentia che con delibera firmata dal presidente Andrea Niglia ha deciso di costituirsi parte civile.



L'inchiesta. Dopo la chiusura delle indagini, il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Annamaria Frustaci ha infatti chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Mantino, Fortuna e Tavella, ritenuti dagli investigatori della Squadra Mobile di Vibo vicini al clan dei Piscopisani.
I fatti risalgono al 13 giugno 2015, quando un membro dell’equipaggio di un motopeschereccio sottoposto a controllo, Francesco Gambardella, era stato aggredito e colpito violentemente da due persone armate di bastoni, poi scappate a bordo di un’auto guidata da un terzo soggetto. Teatro del pestaggio il porto di Vibo Marina. La vittima, un pescatore da poco rientrato da una battuta di pesca, fu costretto a ricorrere alle cure del personale sanitario del 118, nel frattempo fatto intervenire sul posto. Francesco Gambardella, sentito insieme al fratello Adriano, anche lui componente dell’equipaggio del peschereccio, in qualità di persona informata sui fatti della Squadra Mobile di Vibo Valentia all'epoca diretta da Tito Cicero, aveva denunciato l’aggressione subita, aggiungendo che la spedizione punitiva era da ricondursi alla pretesa da parte degli aggressori di ottenere parte del pescato “sotto forma di omaggio”, due tonni da circa 30 chili ciascuno. Richiesta che veniva, secondo le ipotesi di accusa, tutte le volte che si rientrava dalle battute di pesca.
Le accuse. L’attività di indagine, coordinata dai magistrati della Dda di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri e condotta dalla Squadra mobile di Vibo Valentia, è avvenuta sulla base di attività tecniche, l’escussione di testi e la disamina delle immagini videoregistrate dai sistemi di videosorveglianza all’interno del porto di Vibo Marina. Rosario Mantino sarebbe l'accompagnatore e il mandante, gli altri due gli esecutori materiali dell'aggressione. Tutti e tre – secondo l'accusa – si sarebbero avvalsi della “forza di intimidazione ed assoggettamento derivante dall'evocare la loro vicinanza alla criminalità organizzata di tipo 'ndranghetistico operante sul territorio di Vibo (clan dei Piscopisani consorziato a quello dei Tripodi), sfruttando il cosiddetto metodo mafioso”.
Prima le minacce, poi le botte e la denuncia. A vario titolo sono accusati di estorsione, lesioni ed anche minacce. Non ritenendosi soddisfatti di quanto gratuitamente ricevuto dai pescatori e considerato "l'omaggio" dei Gambardella di modica quantità rispetto al loro “spessore criminale”, iniziavano le minacce proferite da Mantino all'indirizzo di uno dei due fratelli: “Ti ammazzo, avete dato pesce a tutti quanti, a cani e porci! Tu non sai chi sono io!” aggiungendo: “Ca a Vibo Marina comando io!” oppure “Adesso vado a prendere la pistola e ti sparo stasera!” facendo quindi intendere che “non erano stati rispettati”. Dalle minacce si è quindi passati all'aggressione vera e propria con calci, pugni e bastonate nei confronti di Francesco Gambardella, costretto a ricorrere alle cure dei sanitari del Pronto soccorso per contusioni ed escoriazioni varie. Un incubo terminato negli uffici della Squadra Mobile di Vibo Valentia le cui indagini hanno portato all'arresto dei tre presunti autori delle minacce e del pestaggio.
