Aveva come presidente del Tribunale monocratico riqualificato il capo di imputazione nei confronti di Salvatore Mancuso da furto ad estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per tale motivo, il giudice Lucia Monaco, nelle vesti questa volta di presidente del Tribunale collegiale di Vibo Valentia, si è stamane astenuta per incompatibilità dal presiedere il Collegio provvedendo a trasmettere gli atti al presidente del Tribunale, Alberto Filardo, per le determinazioni di competenza. Il processo è stato così sospeso e rinviato al 26 settembre quando a presiedere il Collegio ci sarà un diverso giudice togato.

codice penale

L'imputato (detenuto per altro) è Salvatore Mancuso, 49 anni, di Limbadi, difeso dagli avvocati Ivan Colciago del foro di Milano e Francesco Stilo del foro di Latina, solo quest'ultimo stamane in aula. Salvatore Mancuso da un paio di anni è residente a Giussano, in Lombardia. Era stato il Tribunale monocratico di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Lucia Monaco, a restituire il 19 novembre 2015 gli atti alla Procura di Vibo affinchè li trasmettesse per competenza alla Dda di Catanzaro.

L’originario capo di imputazione per il quale Mancuso si trovava sotto processo dinanzi al Tribunale monocratico di Vibo era quello di furto di beni esposti per necessità alla pubblica fede a Limbadi. In particolare, il furto di 53 aste di perforazione, una punta per trivella ed un occhiello in ferro filettato. Si trattava di una contestazione emersa nell’ambito di un filone investigativo dell’inchiesta denominata “Ultimo Incanto” condotta sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia, all’epoca diretta da Maurizio Lento e dal suo vice Emanuele Rodonò. Parte lesa nella vicenda giudiziaria che interessa Salvatore Mancuso è l’imprenditore vibonese Salvatore Barbagallo, attuale testimone di giustizia difeso dall'avvocato Giacinto Inzillo, e Lucia Romano. L’intera operazione “Ultimo Incanto” della Squadra Mobile di Vibo era poi scattata, con il coordinamento della locale Procura, il 13 maggio 2010 contro un “sistema” di aste giudiziarie truccate ed irregolari. La presidente Lucia Monaco si astenuta su richiesta delle parti (pm Saverio Vertuccio per la Dda di Catanzaro, avvocato Stilo per l'imputato Mancuso).

Salvatore Mancuso

Il profilo. Salvatore Mancuso (in foto a sinistra) è figlio di Ciccio Mancuso, ritenuto il capo storico della “famiglia”, deceduto il 17 agosto 1997 per un male incurabile. Si tratta dello stesso Francesco, “Ciccio”, Mancuso (fratello maggiore di Antonio, Giovanni, Cosmo Michele, Pantaleone, alias "Vetrinetta", e Luigi) che nel 1983 si candidò alla carica di consigliere comunale nel Comune di Limbadi risultando il secondo degli eletti pur essendo all’epoca latitante. L’allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, appresa la notizia, sciolse d’autorità quel Consiglio comunale subito dopo le elezioni impedendone l’insediamento. Si trattò del primo scioglimento per mafia in Italia di un Consiglio comunale, pur non esistendo all’epoca una legge sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose degli enti locali.

Salvatore Mancuso, non è nuovo alle cronache giudiziarie. E’ stato infatti già condannato dal Tribunale di Monza per usura, reati legati agli stupefacenti e detenzione illegale di un consistente arsenale di armi da guerra rinvenuto in un box di Seregno. Il Tribunale di Monza aveva poi trasmesso gli atti alla Procura di Milano per procedere contro Mancuso in ordine al reato di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, mentre la Dda di Catanzaro l’aveva tratto in arresto per due episodi di estorsione aggravata dalle modalità mafiose nell’ambito dell’operazione “Time to Time” scattata nel 2010. (g.b.)