Nicola Gratteri ha chiuso la seconda edizione delle "Lettere di Primavera", la rassegna culturale promossa dall'assessore alla Cultura di Girifalco Elisabetta Sestito. Il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha risposto alle domande del giornalista Saverio Simone Puccio toccando diversi argomenti: dalla politica alla cronaca giudiziaria fino alla vita privata. "Non credete - ha spiegato alla sindrome delle ultime 48 ore, quelle in cui per la bramosia di vincere a tutti i costi si fanno patti con il diavolo e si scende a compromessi. Quello è l'inizio della fine. E' l'inizio della fine della libertà".

Gratteri ha poi ribadito per l'ennesima volta la sua intenzione a rimanere nel suo ufficio di Catanzaro per portare avanti il lavoro di contrasto alla 'ndrangheta. "Non mi candido perché sono più utile a Catanzaro come magistrato". Quindi è entrato nell'intimità del suo lavoro raccontando aneddoti e aspetti fin qui poco conosciuti come, ad esempio, il rito del caffè con i suoi collaboratori. "Il caffè in ufficio - dice - è fondamentale perché in quella fase capisci se qualcuno dei tuoi uomini ha qualche problema. Se lo ha lo chiami subito dopo e cerchi di capire come aiutarlo perché così si lavora meglio".

Nel fine settimana Gratteri si rifugia nel suo orto mettendo da parte carte e codici. "Dopo una settimana di duro lavoro - confessa - mi rilasso quando sono nel mio orto. In qualsiasi altro ambiente tutti vogliono parlare di indagini, diritto. In campagna mi rilasso. La gente mi studia. Mi fa lo scanner. Io cerco di essere disponibile ma ciò che preferisco di più delle iniziative pubbliche sono gli incontri con i giovani. Perché parlando a loro c'è maggior possibilità di far arrivare il senso dei miei messaggi", aggiunge.