«Arriva puntuale la classifica delle città italiane con la migliore qualità di vita e, con la stessa puntualità, gli ultimi posti sono riservati ai territori calabresi. Niente di nuovo, se non un timido accenno di incoraggiamento da parte del dott. Gaetano Fausto Esposito, direttore del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, il quale commenta positivamente l’aumento del PIL pro capite nelle città del Sud. Tuttavia, sottolinea che sarà importante valutare quanto questa crescita possa realmente ridurre il divario tra Nord e Sud».

È la premessa fatta da Francesco Iellamo, presidente Confcommercio Albergatori Vibo Valentia, che ha commentato il report pubblicato da Il Sole 24 Ore. «Francamente, non mi sento né di vivere né di operare in un territorio che viene dipinto in modo così penalizzante. Nonostante i problemi atavici che attanagliano la nostra città, la nostra provincia e la nostra regione, sono certo che abbiamo molto da offrire rispetto a città e province che occupano posizioni più alte rispetto alla nostra. - ha affermato - La mia non vuole essere una visione campanilistica né miope, ma non posso accettare passivamente un giudizio che, a mio modesto parere, non tiene conto — o lo fa in misura limitata — di aspetti fondamentali per la vivibilità di un territorio. Tra questi, ad esempio, c’è l’accessibilità all’acquisto o all’affitto della prima casa. Nella statistica in questione, ci sono città in cui questa voce occupa fino all’81% del reddito mensile, lasciando a disposizione solo il 19% per le altre necessità. Mi chiedo: come si può vivere meglio in quei luoghi rispetto a Vibo?».

«La statistica analizza anche altri aspetti, come la microcriminalità e il divario tra i redditi più alti e più bassi. A Milano, la differenza tra il primo e l’ultimo quintile reddituale è di 18,4 volte, mentre a Vibo Valentia è di 7,7 volte. Mi viene da domandarmi: una città con un tale squilibrio economico-sociale può realmente essere più vivibile di Vibo Valentia e della sua provincia? - ha asserito Iellamo - Ebbene, io non ci sto. Mi appello al senso di appartenenza di ogni cittadino, degli imprenditori, della classe politica e dirigente: scrolliamoci di dosso queste etichette ormai datate e lontane dalla realtà, utili solo ad alimentare la narrazione di un Sud come fanalino di coda. Questa mentalità contribuisce inevitabilmente ad allontanare opportunità di crescita, turismo e molto altro. Senza demonizzare nessuno, ma con la consapevolezza che non siamo ultimi, continuiamo a vivere e a promuovere con fierezza il nostro territorio, che resta uno dei più belli d’Italia».