Smantellate tre organizzazioni criminali: ordini impartiti dal carcere tramite cellulari clandestini (NOMI)
Nel corso delle intercettazioni gli investigatori hanno registrato conversazioni esplicite sulla droga

La cocaina arrivava in città, veniva suddivisa tra i referenti delle piazze di spaccio e redistribuita al dettaglio secondo schemi rigidamente organizzati. A dirigere parte del traffico, secondo la Procura di Palermo, sarebbe stato anche un detenuto capace di impartire ordini dal carcere tramite cellulari introdotti illegalmente. È il quadro emerso dall’operazione che oggi ha portato a 26 arresti – 21 in carcere e 5 ai domiciliari – eseguiti da Squadra Mobile, Reparto Anticrimine e Ros dei Carabinieri nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Dda guidata da Maurizio De Lucia e dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio.
Secondo il gip Conti, le indagini hanno documentato l’esistenza di tre associazioni dedite al traffico di droga attive in diversi quartieri di Palermo e spesso operative in sinergia. Due dei gruppi avrebbero agito con modalità mafiose grazie alla vicinanza a Cosa nostra e al mandamento di Santa Maria del Gesù.
Figura centrale dell’inchiesta è Gabriele Pedalino, ritenuto dagli investigatori elemento di vertice dell’organizzazione nonostante fosse detenuto. Attraverso uomini di fiducia avrebbe gestito traffici, forniture e cassa comune, mantenendo contatti continui con gli affiliati in libertà.
Nel corso delle intercettazioni gli investigatori hanno registrato conversazioni esplicite sulla droga ma anche dialoghi in codice nei quali la cocaina veniva indicata come “007”, “bianca”, “c” o “palline”. L’inchiesta ha inoltre ricostruito rapporti diretti tra il gruppo di Pedalino e quello guidato da Giuseppe Bronte, anch’egli già detenuto ai domiciliari all’epoca dei fatti contestati.
