Autobomba a Limbadi, lo sfogo sui social di 'madre-coraggio': "Giudici corrotti. Saranno tutti scarcerati"
Non ci sta Rosaria Scarpulla, la madre di Matteo Vinci, il giovane biologo di 42 anni barbaramente assassinato nell'attentato dinamitardo compiuto a Limbadi il 9 aprile dello scorso anno. Durissima la presa di posizione della signora Vinci, ribattezzata "madre-coraggio" per le denunce sporte nei confronti della famiglia Di Grillo-Mancuso, dopo la decisione adottata dal Riesame di Catanzaro che ha concesso gli arresti domiciliari a Lucia Di Grillo, 30 anni, di Limbadi. Una provvedimento che arriva dopo che la prima sezione penale della Cassazione nelle scorse settimane aveva annullato con rinvio l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della figlia di Rosaria Mancuso.
Il post. Lo sfogo di Rosaria Scarpulla è pieno di rabbia e viene scaricato con parole pesanti sulla sua pagina facebook: "Giudici corrotti...seduti alla tavola rotonda...per giudicare cosa?... Se non hanno passato sulla propria pelle... il dolore che attanaglia la nostra vita... noi Italiani... non vi vogliamo tra i piedi... siamo stufi di questa massoneria... con la pancia piena di vermi...e denaro sporco di sangue...visto che liberate una delinquente...ideatrice...promotrice...del gravissimo attentato dell'autobomba...perpetrata ai danni della famiglia Vinci-Scarpulla...pur con l'accusa di detenzione illegale di armi clandestine...reati aggravati tutti...dalle modalità mafiose...tutto confermato...dalle intercettazioni... Sono certa che a breve saranno tutti scarcerati... Mio figlio...morto innocente...non ha giustizia...ai mafiosi...la giustizia grida... libertà..."
L'inchiesta. La Di Grillo, unitamente al padre Domenico Di Grillo, alla madre Rosaria Mancuso ed al marito Vito Barbara, era stata raggiunta da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere - emessa dal gip distrettuale - il 18 luglio dello scorso anno con l’accusa di aver fatto saltare in aria con un’autobomba il 9 aprile 2018 a Limbadi il biologo Matteo Vinci. Nell’esplosione era rimasto gravemente ferito anche il padre Francesco Vinci. L’autobomba, secondo gli inquirenti, sarebbe stata la risposta di alcuni componenti del clan Mancuso (Rosaria è sorella dei boss Giuseppe, Diego, Francesco e Pantaleone Mancuso) alla mancata cessione di alcuni terreni agricoli da parte dei Vinci.
