Duecento euro in busta paga o taglio del cuneo fiscale (dello 0,8%)? Sono le ipotesi sul tavolo del Governo per far fronte al caro bollette e contenere l'impatto dell'inflazione che sta erodendo il potere di acquisto degli italiani.

Nuovo decreto
Almeno un miliardo e mezzo in più, con la possibilità di ritagliare ancora qualcosa fino a domattina. Il primo maggio del governo è stata una giornata di lavoro per trovare il modo di aumentare la dote (che dovrebbe passare da 6 a 7,5 miliardi almeno) dell'atteso nuovo decreto sugli aiuti a famiglie e imprese che verrà varato dal consiglio dei ministri tra poche ore, probabilmente nel primo pomeriggio, e poi illustrato da Mario Draghi in conferenza stampa. La stretta finale è un gioco a incastri in cui non è ancora certo l'intervento sul cuneo fiscale, su cui è forte il pressing, soprattutto dal Pd.

Duecento euro in busta paga o taglio al cuneo fiscale?
Sul tavolo, si racconta dai partiti, due ipotesi: un bonus una tantum di 200 euro nella prossima busta paga, oppure un rafforzamento della decontribuzione (taglio delle tasse in busta paga) dello 0,8% per i redditi fino a 35mila euro, decisa per tutto il 2022 nell'ultima manovra e costata circa 1,5 miliardi.

La seconda soluzione è considerata più concreta, dal momento che lo stanziamento finora valutato è vicino al miliardo. Una cifra però considerata troppo esigua da Confindustria e parti sociali, nonché da alcune anime della variegata maggioranza, e il problema è stato sollevato anche dal ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini.

I tempi
Non è escluso, si ragiona in ambienti della maggioranza, che l'intervento sul cuneo possa essere rinviato a un secondo momento, quando saranno a disposizione risorse più ingenti per realizzare una misura strutturale.

Crisi energetica
Di fatto, con il nuovo decreto si supereranno i 20 miliardi di euro stanziati dal governo in quattro mesi per fronteggiare la crisi energetica, divenuta più grave con la guerra in Ucraina.

Attesa per l'Energy Recovery Fund
Palazzo Chigi e Mef non prevedono ancora uno scostamento, in attesa di capire se l'Ue metterà in campo un Energy Recovery Fund. Da Bruxelles intanto arriveranno a breve le nuove linee guida della Commissione per l'utilizzo delle risorse del Recovery Fund per il Pnrr, con indicazioni utili ai singoli Paesi per modificare e aggiornare i rispettivi Piani nazionali.

Gli interventi della Ue
L'Ue, inoltre, sta ragionando su una possibile ipotesi di incremento di risorse alla luce dell'impennata dei prezzi delle materie prime, per evitare il rischio che le imprese rinuncino agli appalti.

La guerra del gas
Ma prima ancora di valutare qualsiasi ipotesi attenderebbe il lavoro di analisi che starebbero facendo Ocse e Fmi. In attesa che in Europa si trovi una difficile sintesi fra interessi contrastanti anche sul tetto al prezzo del gas, il governo Draghi aggiunge nel nuovo decreto altri strumenti per l'emancipazione dalle forniture russe: si prevede la realizzazione «urgente» di rigassificatori galleggianti oltre le 12 miglia nautiche dalla costa, ma anche di impianti fissi a terra.

I rigassificatori galleggianti e rinnovabili
I presidenti delle Regioni dove saranno localizzati i nuovi rigassificatori saranno nominati Commissari straordinari per l'autorizzazione delle opere. Si prevedono poi semplificazioni per sburocratizzare e accorciare i tempi dell'avvio di impianti per le energie rinnovabili, eolici e fotovoltaici. E si va verso una deroga di almeno sei mesi per massimizzare l'utilizzo delle centrali a carbone in Italia, senza rinunciare al percorso di decarbonizzazione, una volta venuta meno l'emergenza. In parallelo, continua l'impegno a tamponare l'emergenza per famiglie e imprese, missione difficile a fronte dell'inflazione.