Sono poco più di cinque le pagine che la Direzione investigativa antimafia dedica alla provincia di Vibo Valentia nella sua consueta relazione semestrale. L'arco temporale preso in esame riguarda i primi sei mesi del 2018. Nel Vibonese - si legge nel dossier - si registra la diffusa, nefasta influenza del locale di Limbadi. Ergo, sono ancora i Mancuso a dettare le regole del gioco in uno dei territori italiani a più alta densità mafiosa. Una famiglia, quella dei Mancuso, che - secondo la Dia - vanta solide alleanze con le cosche di Reggio Calabria e quelle della piana di Gioia Tauro. La relazione cita espressamente l'attentato dinamitardo costato la vita al giovane Matteo Vinci, vittima innocente delle prepotenza mafiosa. Per la Direzione investigativa antimafia l'episodio è "sintomatico dell'asfissiante presenza" della 'ndrangheta sul territorio provinciale.

Il ruolo delle donne. Dall'inchiesta "Demetra" condotta dai carabinieri e che ha fatto luce sull'attentato di Limbadi è emerso la figura di Rosaria Mancuso. Il ruolo delle donne nella 'ndrangheta vibonese appare marcato in un'altra inchiesta che ha caratterizzato il primo semestre delle attività investigative delle varie forze dell'ordine. La Dia cita, tra le tante, l'operazione "Black Widows" portata a termine dalla Polizia di Stato che ha eseguito il fermo di 7 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di tentato omicidio e porto abusivo di armi, in quanto autori dell’agguato avvenuto il 28 luglio 2017, a Sorianello, ai danni di due fratelli. Le indagini hanno permesso di ricondurre il movente di tale agguato alle dinamiche criminali in atto nei comuni di Soriano, Sorianello e Gerocarne “…per la conquista della leadership sul territorio tra due fazioni contrapposte, all’interno dello stesso “locale di ‘ndrangheta” noto come locale dell’Ariola…”. Di assoluto rilievo, ancora una volta, di alcune donne di ‘ndrangheta (da qui il nome all'operazione) il cui ruolo, dagli atti d’indagine, viene restituito in tutta la sua centralità: talvolta come mandanti di efferate azioni criminose, talvolta come complici nell’occultamento e nella conservazione delle armi.

La mappa. L'egemonia dei Mancuso di Limbadi non è in discussione e la mappa della criminalità organizzata disegnata dalla Dia rispecchia più o meno quella degli ultimi anni. Nel capoluogo, permane l’operatività della famiglia Lo Bianco mentre nell’area di Mileto insistono i "Pititto-Prostamo-Iannello", le cui dinamiche sono state profondamente analizzate dall’operazione “Miletos" conclusa nel mese di marzo dai carabinieri con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 5 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso in omicidio, porto di armi comuni e da guerra, reati aggravati dal metodo mafioso. "L’attività investigativa - ricorda la Dia - ha permesso di individuare gli autori dell’omicidio di Giuseppe Mesiano, avvenuto il 17 luglio 2013 a Mileto, esponente di primo piano dello stesso locale di Mileto, nonché di identificare mandanti ed esecutori dell’omicidio di Angelo Antonio Corigliano, avvenuto il 19 agosto 2013 a Mileto".

Sempre secondo la relazione della Dia a Vibo Marina sono attivi i "Mantino-Tripodi" ai quali si affiancano le famiglie "Fiarè-Razionale nel territorio di San Gregorio d'Ippona, sciolto recentemente per infiltrazioni mafiose. La mappatura della Dia pone i Bonavota al centro delle attività criminali a Sant'Onofrio e i Patania a Stefanaconi malgrado i duri colpi inflitti recentemente alle due consorterie. Il clan Loielo, sempre contrapposto agli Emanuele, è operativo nei comuni di Soriano, Sorianello e Gerocarne (area delle Serre). Gli stessi risultano alleati, rispettivamente, dei Ciconte e degli Idà. A Serra San Bruno si conferma l’operatività della famiglia Vallelunga, i cosiddetti "Viperari", che orbita anche tra le province di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria, sino al territorio di Guardavalle in località Elce della Vecchia. A Filadelfia comanderebbero gli Anello-Fruci, che figurano tra le compagini investigate nell’ambito dell’operazione “Stammer 2-Melina” conclusa nel mese di marzo dalla Guardia di finanza. L’attività, sviluppata tra la Calabria, la Sicilia, la Puglia, il Lazio, la Lombardia, la Toscana e l’Albania, ha portato all’arresto di 25 soggetti, responsabili dell’importazione di circa 5 tonnellate di marijuana dall’Albania. Le pagine dedicate alla 'ndrangheta vibonese terminano con Filandari dove si registra l'operatività del clan Soriano come dimostrato dall'operazione "Nemea" condotta dai carabinieri. E qui siamo alla cronaca vera e proprio perché la maggior parte di queste inchieste sono sfociate in processi al via proprio in questo primo semestre del 2019.