I carabinieri del nucleo investigativo di Prato hanno notificato sei avvisi di conclusione delle indagini nei confronti di altrettanti indagati nell'ambito di un'inchiesta giudiziaria coordinata dal pubblico ministero presso la Procura di Prato, Egidio Celano. Estorsione e ricettazione sono i reati contestati agli indagati, tutti calabresi, legati da stretti vincoli di parentela nonché accomunati da interessi illegali ed imprenditoriali in Calabria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto. Secondo l'accusa avrebbero costretto un ex un ex bancario senese a pagare 80mila euro e per farlo avrebbero occupato per due giorni la sua abitazione.

L'accusa. Le indagini si sono sviluppate attraverso investigazioni dei carabinieri che hanno interessato le province di Prato, Verona, Reggio Emilia e Crotone. Principale indagato è Vincenzo Marchio, imprenditore edile che da anni vive e lavora a Prato, titolare di un'impresa di costruzioni con sede in via Cava. A lui si era rivolto un ex bancario senese, ma residente a Prato, per il recupero forzoso di un'ingente somma in denaro vantata da un pregiudicato milanese. Non sapeva che così stava consegnandosi nelle mani di quello che gli inquirenti hanno definito "un gruppo di soggetti pericolosi e senza scrupoli, uniti da un forte spirito di complicità derivante dalla familiarità, ma anche dal sodalizio regionale calabrese, che a garanzia dell'efficacia del loro interessamento non avevano avuto remore a informare l'ex bancario di essere vicini ad alcune famiglie della ndrangheta".

La "banda". Vincenzo Marchio fiutando la consistenza di un illecito guadagno mobilitava i sui complici, tutti pregiudicati. Si tratta di Giovanni Minarchi, residente a Reggio Emilia, del genero Marco Giardino e del nipote Rocco Marchio, entrambi residenti a Isola di Capo Rizzuto. Gli indagati, che nel frattempo sono stati colpiti da misure di arresto ed anche altri obblighi restrittivi della libertà personale, "non esitarono ad affrontare il lungo viaggio per raggiungere prontamente la Toscana e mettersi al servizio di Vincenzo Marchio con il quale eseguire i loro criminali proponimenti". Illusero la vittima del loro interessamento, "ma miravano esclusivamente al raggiungimento del risultato estorsivo, che ebbe a concretizzarsi minacciosamente quando l'ex bancario, resosi conto che i suoi interlocutori volevano fargli credere falsamente di essere riusciti nel recupero del denaro, si era opposto a corrispondere quel dovuto pattuito di 80.000 euro per l'intermediazione di fatto irrealizzata". A questo punto erano scattate "minacciose e reiterate intimidazioni che costringevano la vittima a cedere e quindi effettuare il pagamento estorsivo".