San Leoluca e l'identità di Vibo: un libro di Michele Furci ne riscopre la storia e il culto
In occasione delle "Giornate Leoluchiane" 2026, la Parrocchia del Duomo presenta un’opera enciclopedica che intreccia fede, storia millenaria e il senso di appartenenza della comunità vibonese
Nel cuore delle celebrazioni per la IV Edizione delle Giornate Leoluchiane, che dal 21 al 28 febbraio 2026 preparano la città alla festa del 1° marzo, la comunità si ritrova per un importante momento di riflessione storica. Sabato 21 febbraio, alle ore 16:30, il Salone del Museo dell’Arte Sacra del Duomo ospiterà la presentazione del volume di Michele Furci: "SAN LEOLUCA Patrono di Vibo Valentia - Santità della Chiesa vibonese sul finire del primo millennio".
L'evento vedrà la partecipazione del Sindaco Enzo Romeo e sarà introdotto dal parroco Don Pasquale Rosano. Relazionerà Franca Garoffolo, presidente del Convegno di Cultura Maria Cristina di Savoia, prima dell'intervento dell'autore.

Il volume si presenta come una ricostruzione meticolosa in quindici capitoli che analizzano il contesto socio-politico della Calabria nel primo millennio, tra invasioni e competizioni ecclesiastiche tra Roma e Costantinopoli. Furci esplora la nascita del culto patronale e l'evoluzione legata al monachesimo basiliano, soffermandosi sulla figura dell'abate Leoluca e sul suo legame con il convento di Vena. Di particolare interesse è l’ipotesi sui toponimi “mons leonis” (Monteleone) e “cor leonis” (Corleone), città unite dal destino del Santo. L'opera documenta inoltre la tradizione dei miracoli legati ai terremoti e la storia delle iniziative moderne come il Premio Internazionale della Testimonianza e il Comunitarium.
Oltre la cronaca, il libro offre una profonda riflessione sociologica. In un’epoca dominata dall'interconnessione digitale, che spesso cela vuoti esistenziali, il radicamento delle comunità cristiane e il vissuto di santità di San Leoluca propongono un orizzonte che supera la materialità. La pietà popolare, analizzata dall'autore, emerge come uno strumento straordinariamente attuale per ricreare un tessuto sociale dinamico, capace di unire il bisogno interiore individuale al destino collettivo.
Il culto del Santo Patrono non è dunque solo rito, ma un "nuovo modello di civiltà economica e sociale" che, nato nel IV secolo, continua oggi a fornire un senso di appartenenza e identità in grado di rigenerare la comunità vibonese.
