L’atteso decreto carburanti è ufficialmente in vigore, ma l’entusiasmo dei consumatori è frenato dai numeri. Nonostante la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della riduzione delle accise, l’analisi del Codacons evidenzia un impatto reale inferiore alle aspettative iniziali, sollevando dubbi sull'efficacia a lungo termine della misura.

Il provvedimento stabilisce una discesa delle aliquote su benzina e gasolio da 672,90 a 472,90 euro per mille litri. In termini immediati, si parla di uno sconto di 20 centesimi al litro, che sale a circa 24,4 centesimi se si include il calcolo dell’IVA. "Per un pieno standard, il risparmio si attesta poco sopra i 12 euro", spiega l'associazione dei consumatori, sottolineando come la natura temporanea del decreto rischi di essere vanificata dalle repentine oscillazioni del mercato petrolifero internazionale.

Nonostante il decreto, la realtà autostradale racconta una storia diversa. Sull’A22 del Brennero, si sono registrati picchi record per il diesel di fascia alta, che ha sfondato la soglia dei 3 euro al litro. Il Codacons segnala inoltre che, in diversi distributori, i prezzi praticati sarebbero addirittura superiori a quelli precedenti al taglio. La causa? Un cortocircuito comunicativo: i gestori non possono adeguare i listini autonomamente, dovendo attendere le direttive delle compagnie petrolifere, che sembrano muoversi con una lentezza asimmetrica rispetto ai rialzi del greggio.

Di fronte a queste distorsioni, il Governo ha deciso di passare alle maniere forti. I Ministeri delle Imprese e dell’Economia hanno attivato una task force in collaborazione con la Guardia di Finanza. L’obiettivo è monitorare l’intera filiera per accertare che il taglio delle accise venga integralmente trasferito ai cittadini e non "assorbito" da speculazioni lungo il tragitto dal deposito alla pompa.

Sotto la lente d’ingrandimento è finito anche il margine di profitto delle compagnie. Il Garante per i prezzi sta elaborando specifici indicatori per confrontare il costo industriale delle materie prime con il prezzo finale al pubblico. L'allerta resta massima: l'obiettivo è evitare che il beneficio fiscale si trasformi in un ulteriore margine di guadagno per i colossi del settore, lasciando a bocca asciutta le tasche degli italiani.