'Ndrangheta, faida nel Vibonese: confermati gli arresti (NOMI)
Rigettati dal Tribunale del Riesame i ricorsi presentati dagli indagati coinvolti nell’inchiesta

Regge davanti al Tribunale del Riesame di Catanzaro il quadro accusatorio costruito dalla Dda nell’inchiesta “Conflitto” sugli omicidi maturati durante la sanguinosa faida tra i clan Loielo ed Emanuele nelle Preserre vibonesi. I giudici hanno rigettato i ricorsi presentati dagli indagati coinvolti nei procedimenti relativi all’uccisione di Antonino Zupo e a quella di Filippo Ceravolo, il giovane assassinato per errore il 25 ottobre 2012 a Pizzoni nell’agguato che, secondo l’accusa, era diretto contro Domenico Tassone.
Per il delitto Ceravolo restano confermate le misure cautelari nei confronti di Giovanni Alessandro Nesci, Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro, ritenuti coinvolti nella fase esecutiva e logistica dell’azione armata. La Dda contesta l’aberratio ictus, sostenendo che il vero bersaglio fosse Tassone, ritenuto vicino al gruppo Emanuele.
Confermata anche la tenuta accusatoria sull’omicidio di Antonino Zupo, ucciso il 22 settembre 2012 nella propria abitazione. Secondo gli investigatori, Cristian Loielo avrebbe attirato la vittima con il pretesto di consegnargli del formaggio prima di sparare con una pistola calibro 357. Tra gli indagati figurano anche Rinaldo e Valerio Loielo, Filippo Pagano e Francesco Alessandria. Contestate premeditazione e aggravante mafiosa.
