Richieste di pena che superano complessivamente i 60 anni di carcere e un impianto accusatorio che, per la Direzione distrettuale antimafia, confermerebbe l’esistenza di un sistema di infiltrazioni negli appalti pubblici del Comune di Reggio Calabria. Si è chiusa così la requisitoria del pubblico ministero Sara Amerio nel processo “Revolvo”, nato dall’inchiesta della Guardia di Finanza sulle presunte ingerenze della criminalità organizzata nel settore degli affidamenti pubblici.

Davanti al Gup, la Procura antimafia ha chiesto la condanna di tutti e nove gli imputati coinvolti nel procedimento.

Nel dettaglio, sono stati chiesti 9 anni e 4 mesi di reclusione per Serena Assumma; 6 anni e 8 mesi per Antonio Mazzone e Surinder Singh; 10 anni e 8 mesi per Francesco Gironda; 8 anni per Filippo Gironda; 6 anni e 8 mesi per Giovanni Gironda e Vincenzo Cuzzola; 4 anni e 8 mesi per Giancarlo Cutrupi; 7 anni e 4 mesi per Alfredo Maria Maesano.

Secondo l’accusa, l’indagine avrebbe documentato un sistema di presunti interessi mafiosi negli appalti banditi da Palazzo San Giorgio attraverso imprese ritenute contigue agli ambienti della criminalità organizzata.

Il processo proseguirà ora con le arringhe difensive, per le quali il giudice dell’udienza preliminare ha già fissato due nuove udienze.