Condannato a 5 anni e 4 mesi per associazione mafiosa, la Corte d'Appello ha accolto l'istanza dell'avvocato Michelangelo Miceli e scarcerato il 43enne di Nicotera

Lascia il carcere dopo 3 anni e 6 mesi circa di detenzione, Orazio Cicerone, 43 anni, di Nicotera, arrestato nel marzo 2013 nell'operazione antimafia "Black money". E' stato condannato in primo e secondo grado, al termine di processi celebrati con il rito abbreviato che gli sono valsi uno sconto di pena pari ad un terzo, a 5 anni e 4 mesi di reclusione per il reato di associazione mafiosa. In particolare, Orazio Cicerone è stato ritenuto partecipe al clan Mancuso. La Corte d'Appello di Catanzaro (presidente Fabrizio Cosentino, consiglieri i giudici Antonio Giglio e Antonio Saraco) ha accolto l'istanza dell'avvocato Michelangelo Miceli tesa ad ottenere la sostituzione della misura cautelare con gli arresti domiciliari. Nonostante il parere contrario della Procura generale di Catanzaro, i giudici hanno accolto l'istanza ritenendo che il decorso del tempo dall'arresto (7 marzo 2013), il fatto che Cicerone ha già scontato in carcere oltre la metà della pena inflitta, oltre alla circostanza che la contestazione si ferma al 30 ottobre 2013 e gli indicati capi del clan Mancuso (Antonio e Giovanni) sono stati a loro volta arrestati, siano elementi determinanti tali da superare la presunzione della sola adeguatezza del carcere quale misura custodiale. Per tali motivi, Orazio Cicerone passa agli arresti domiciliari dove attenderà l'esito del giudizio della Cassazione sul processo "Black money" celebrato con rito abbreviato. (g.b.)