Antonino Zupo
Antonino Zupo

L'eliminazione di Antonino Zupo, avvenuta il 22 settembre 2012, rappresenta uno degli episodi centrali della sanguinosa faida tra le cosche del vibonese. Zupo non era un bersaglio qualunque: cugino dei fratelli Emanuele, era considerato il reggente della fazione in quel determinato periodo storico.

Bruno e Gaetano Emanuele avevano affidato proprio a Zupo la gestione operativa del clan. Le indagini riportano chiaramente che i vertici della famiglia “avevano lasciato il comando del territorio e la direzione delle attività illecite a Zupo Antonino”, che in qualità di reggente rappresentava il braccio operativo e il punto di riferimento decisionale mentre i titolari effettivi erano impossibilitati a gestire direttamente gli affari criminali.

Nonostante si trovasse agli arresti domiciliari, condizione che solitamente garantisce una certa protezione o prevedibilità degli spostamenti, Zupo fu raggiunto da un sicario della cosca Loielo. Il piano per stanarlo e ucciderlo senza destare sospetti fu studiato nei minimi dettagli, sfruttando i rapporti di parentela e di vicinato.

Il collaboratore di giustizia Walter Loielo ha fornito una ricostruzione nitida della dinamica e del movente, attribuendo l'esecuzione materiale al fratello Cristian e la pianificazione al cugino Rinaldo. Di seguito le sue dichiarazioni di Walter Loielo: “Posso riferire sull’omicidio di Zupo Antonino, commesso da mio fratello Cristian. Quello che so mi è stato raccontato da lui. Il mandante era mio cugino Rinaldo, sempre per via di questa guerra che c’era con gli Emanuele. Cristian mi ha raccontato che hanno organizzato tutto per fare finta di portare da Zupo– che era agli arresti domiciliari – un kg di formaggio per conto di nostro zio Nicola Donato di Pizzoni (fratello di mia madre) con il quale Zupo aveva un rapporto di amicizia. Cristian mi disse che ad un certo punto, mentre parlavano gli ha detto che avevamo avuto dei problemi con le pecore e che girava con la pistola: così ha estratto l’arma e gli ha sparato. So che Cristian è andato sul posto con una macchina rubata. Mi ha detto che è andato da solo. So che Cristian non conosceva Zupo e che glielo hanno mostrato, però non so dire altro perché in quel periodo lavoravo dal gommista ad Anoia. Mi ha anche detto che la pistola utilizzata per sparare era cal. 357”.

Dalle parole di Loielo emergono tre elementi chiave che hanno permesso il successo del delitto: l'inganno relazionale e l'uso del nome dello zio, Nicola Donato, che servì a superare le difese di Zupo. Il "dono" del formaggio fu il cavallo di Troia per entrare nel domicilio della vittima. Il killer - Cristian Loielo - attirò l'attenzione di Zupo su un finto problema legato al bestiame ("problemi con le pecore") per giustificare il possesso dell'arma o semplicemente per distrarlo un istante prima di fare fuoco con una calibro 357. Il killer si mosse in solitaria con un'auto rubata, dopo aver ricevuto indicazioni visive per identificare Zupo, segno che l'azione era coordinata da una regia superiore (Rinaldo Loielo) che conosceva perfettamente le gerarchie e i volti del gruppo avversario.

L'omicidio di Antonino Zupo segnò una tappa fondamentale nella strategia dei Loielo per cercare di scardinare il controllo del territorio esercitato dalla fazione degli Emanuele.

Come mandante dell’omicidio la Dda indica Rinaldo Loielo, 35 anni, di Gerocarne (figlio del defunto boss Giuseppe Loielo, ucciso nel 2002). Quale esecutore materiale dell’omicidio Zupo, avvenuto in contrada Comunella di Gerocarne il 22 settembre 2012, resta in carcere Cristian Loielo, 38 anni, mentre Filippo Pagano, 35 anni, di Soriano Calabro (cognato di Rinaldo Loielo per averne sposato la sorella) e Francesco Alessandria, 55 anni, detto «Mustazzo», di Sorianello, si vedono confermato il carcere in quanto accusati di aver preso parte alle riunioni di organizzazione e pianificazione dell’omicidio. Indagati anche Valerio Loielo, 32 anni, di Gerocarne (fratello di Rinaldo), Nicola Ciconte, 37 anni, e Alex Nesci, 36 anni, di Sorianello. Le accuse mosse dalla Direzione distrettuale antimafia con l’operazione antimafia «Conflitto» contro il clan Loielo reggono dinanzi al Tribunale del Riesame di Catanzaro: l'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata confermata per gli indagati dell’omicidio di Zupo.