Vibo, De Pinto attacca la nomina di Maria Limardo in Fintecna
“Un’ennesima dimostrazione di come il potere premi sempre gli stessi, mentre la militanza e l’onestà vengono lasciate ai margini”. Così Mino De Pinto, già esponente della Lega vibonese, commenta la nomina dell’ex sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo nel Consiglio di amministrazione di Fintecna, società controllata da Cassa Depositi e Prestiti.
Secondo De Pinto, la notizia “non suscita più indignazione ed è ormai percepita come la normalità”. “Non ho nulla contro Maria Limardo – precisa – ma la mia rabbia è quella di tanti sostenitori e militanti che ho sempre rappresentato, lottando contro un sistema che premia le clientele e le ricompense elettorali dei cerchi magici. Abbiamo cercato di costruire una classe dirigente onesta, senza compromessi, e questo resta il nostro obiettivo”.
L’esponente politico ricorda la posizione assunta alle amministrative del 2024: “Abbiamo dimostrato di non allearci per il secondo mandato della sindaca Limardo, difendendo la dignità del partito. Ma oggi vediamo decisioni prese altrove, senza confronto democratico, con candidature calate dall’alto direttamente da Roma”.
De Pinto punta il dito anche contro la gestione interna del partito: “Il cittadino vota, l’apparato incassa e la politica vera, quella fatta di militanza, visione e spirito di servizio, resta fuori dalle stanze. È così che si perde la fiducia della gente. Nella Lega calabrese si guarda solo al potere economico e a chi porta consensi, non a chi lavora onestamente sul territorio”.
“Ho fatto due scuole di formazione politica con la Lega – aggiunge – ma poi, sui territori, non si rispetta nulla. Se la politica non tornerà a selezionare i candidati partendo dai Comuni fino al Parlamento europeo, ci troveremo davanti a una rivolta sociale: la gente è stanca, e lo si vede ogni giorno”.
Infine, un riferimento amaro alle ultime esperienze elettorali, ossia le recenti regionali: “Qualcuno voleva farmi fuori e ci è riuscito. Nel grande gioco del potere, il voto non è mai fine a sé stesso: è un credito politico, un anticipo su un incarico futuro, una cambiale in scadenza”.
