Vigilanza e mafia a Vibo, teste della Dda in aula: "Sono 63 gli indagati stralciati"
A svelarlo è stato oggi il vice commissario della Mobile di Catanzaro, Alfonso Esposito, deponendo a Vibo nel processo nato dalle dichiarazioni del testimone di giustizia Di Costa
"Inizialmente nel 2011 su dichiarazioni del testimone di giustizia, Pietro Di Costa, gli indagati totali erano 63, ma per molti di loro la posizione è stata stralciata e per questo non sono ancora conosciuti non essendo avvenuta alcuna discovery in altre operazioni. Una parte di tali indagati, sulla base delle dichiarazioni del testimone di giustizia Pietro Di Costa, sono interessati dalla contestazione del reato associativo per fatti di criminalità organizzata". Questo quanto riferito stamane in aula dall'ispettore della Squadra Mobile di Catanzaro (oggi vice commissario), Alfonso Esposito, deponendo nel processo che vede imputati: Paolo Potenzoni, 36 anni, di San Costantino (avvocati Mario Bagnato e Francesco Stilo); Michele Purita, 49 anni, di Cessaniti (avvocato Giuseppe Bagnato), Stefano Mercatante, 52 anni, poliziotto della Questura di Vibo (avvocato Francesco Muzzopappa), Carmelo Barba, 34 anni, di Vibo (avvocato Antonio Porcelli), Domenico Lo Bianco (avvocato Tony Crudo), Michele Cuccione, 58 anni, di Vibo (avvocato Costantino Casuscelli).
Il teste, rispondendo alle domande del pm Saverio Vertuccio, ha ripercorso in aula la genesi del'attività investigativa nata dalle dichiarazioni dell'imprenditore di Tropea, Pietro Di Costa, titolare di un istituto di vigilanza privato e venutosi a "scontrare" con l'istituto di vigilanza di Michele Purita che, secondo l'accusa, sarebbe stato sostenuto da alcuni esponenti dei clan vibonesi. Nel racconto del teste Esposito ha quindi trovato spazio la ricostruzione del ritrovamento di un ordigno esplosivo a Vibo, in zona "Cancello Rosso", a casa di Vincenzo Dentato (collaboratore di Purita e già giudicato in altro processo per tale fatto) ed anche la genesi delle prime comunicazioni di reato all'autorità giudiziaria sulla scorta delle dichiarazioni di Di Costa, sottoposto anche ad usura. Infine, la rivelazione: sulla base delle dichiarazioni dell'imprenditore Pietro Di Costa, gli indagati totali sono 63 e si tratta in buona parte di persone ancora non note e per fatti non ancora resi pubblici, atteso che le dichiarazioni del testimone di giustizia vibonese, oltre che nel processo odierno, sono sinora confluite (in parte) solo nel procedimento denominato "Black money". Il processo riprenderà il 19 ottobre prossimo. (g.b.)

