Vibo, giunta Limardo: è subito scontro in FI. Grillo all'attacco di Mangialavori
E' già muro contro muro in Forza Italia a Vibo Valentia dopo la vittoria alle amministrative dello scorso 26 maggio. E a seguito della formazione della giunta, da parte del primo cittadino, il più insoddisfatto è senza ombra di dubbio l'ex consigliere regionale Alfonso Grillo (espressione della corrente Gentile-Aiello) che non usa giri di parole e va all'attacco dell'area Santelli-Occhiuto, rappresentata dal senatore Giuseppe Mangialavori. Lo fa quasi con senso di "inquietudine" dinanzi ai nomi degli assessori, "alcuni di quei nomi sono solo discutibili sul piano politico, ma risultano semplicemente inadeguati".
Il suo quesito è già sostanzialmente una risposta: "Qual è la logica politica – affonda Grillo oggi su La Gazzetta del Sud - che consente a soggetti che in questi anni hanno rivestito ruoli di dirigenza nel Pd e di opposizione in ogni ente contro tutti i governi di centrodestra, o ancora a chi in passato ha già fatto parte di giunte che evocano momenti tutt'altro che felici per la città, di rappresentare nell'amministrazione una coalizione di centrodestra per nome e per conto di tutte quelle persone che si sono spese nella competizione elettorale?" Logica che Grillo vorrebbe fosse spiegata dal senatore Giuseppe Mangialavori, "che rappresenta peraltro– attacca l'ex consigliere regionale – quell'area di FI che ha ridotto il partito al 6% attraverso questo modo di fare ambiguo e trasversale con il rischio altissimo dell'isolamento politico da parte degli alleati da qui alle prossime elezioni regionali". Messaggio indirizzato dal referente dell'area Gentile-Aiello, all'asse Santelli-Occhiuto.
Quanto alla città, "dopo la caduta di Elio Costa - rammenta Grillo - si era detto che la politica avrebbe dovuto riappropriarsi del ruolo guida". In quella fase, "nessuno - attacca - ha mai posto discriminanti su assessori e consiglieri della giunta Costa, si è detto che la forza dei numeri non avrebbe imposto la mera logica della spartizione del potere, nè avrebbe influenzato le decisioni che sarebbero state condivise ". Invece, "è bastata la prima interpartitica post-voto per comprendere che si era passati all'esasperata lottizzazione del potere e che trasversalismo e accurduni fossero tornati di moda". A propinarli "sempre gli stessi con l'avallo di chi rappresenta sul territorio il riferimento dell'area politica che lo ha eletto" e che "piuttosto che pensare di tutelare il proprio patrimonio politico e umano valorizza quello altrui non si sabene nel nome di chi e di cosa".
