La procedura salvavita è scattata nel cuore della notte: il medico che stava operando la bambina ha richiesto al pm di turno della Procura dei minori l’autorizzazione a effettuare una trasfusione di sangue, contro la volontà dei genitori della minore, entrambi testimoni di Geova. La storia, che ancora una volta accende i riflettori sull’eterno conflitto tra procedure mediche, convinzioni religiose e tutela dei minori, è avvenuta ieri notte all’ospedale di Legnano: stando alle informazioni a nostra disposizione, la bimba finita sotto i ferri, di circa nove mesi, ha superato la fase critica.

Tutto inizia lunedì mattina, quando la piccola cade in casa e prende una botta in testa. Non sembra nulla di grave, ma nel pomeriggio lo scenario cambia: la bambina inizia ad accusare conati di vomito e a sentirsi male. A quel punto, i genitori, italiani sulla quarantina, e fedeli del movimento restaurazionista che pratica il Cristianesimo del I secolo, decidono di portare la figlia all’ospedale di Gallarate per una visita di controllo. Alla piccola viene diagnosticata una commozione cerebrale, con un coagulo di sangue alla testa che va rimosso nel più breve tempo possibile per evitare ulteriori complicazioni.

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