'Ndrangheta, confiscato il patrimonio dei Labate. Sigilli a beni per 33 milioni di euro
I militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, con il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, su richiesta del Procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del sostituto procuratore Stefano Musolino, hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale con il quale è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione della confisca in relazione all’ingente patrimonio, costituito da imprese commerciali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie, riconducibile a soggetti indiziati di appartenenza alla cosca di ‘ndrangheta “Labate”.
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I destinatari della confisca. Tra i soggetti interessati dalla misura di prevenzione, vi è Michele Labate, classe ‘56, esponente di vertice dell’omonima cosca unitamente al fratello Pietro, che annovera condanne irrevocabili, tra l’altro, per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. La misura di prevenzione patrimoniale ha, altresì, interessato il patrimonio immobiliare degli eredi di Antonio Finti, classe ‘42, imprenditore reggino deceduto nel 2014. La sua vicinanza ai Labate è stata ricostruita attraverso puntuali riscontri alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che indicavano Antonio Finti quale soggetto a disposizione della cosca “Labate” e deputato al reimpiego dei proventi illeciti attraverso acquisizioni immobiliari.
I Labate. L’esistenza e l’operatività della cosca “Labate”, nei quartieri di Gebbione e Sbarre della zona sud di Reggio Calabria, è stata più volte accertata con più di una pronuncia già passata in giudicato. In particolare, è stato riconosciuto il ruolo di primo piano di Michele Labata e del fratello Pietro nell’omonima cosca, nonché il controllo assoluto - già dal 1987 - della gestione delle attività economiche, con riferimento soprattutto al settore del commercio della carne. In tale contesto le investigazioni a carattere economico/patrimoniale delegate dalla DDA reggina al Nucleo di Polizia Economico Finanziaria/G.I.C.O. e al Nucleo Speciale Polizia Valutaria – V Gruppo, oltre a delineare la pericolosità sociale qualificata in capo a Michele Labate e ai fratelli Pasquale e Giuseppe Remo, hanno consentito di qualificare le imprese a loro riconducibili nel genus delle “imprese mafiose” in quanto nate e accresciutesi sfruttando il potere mafioso della cosca “Labate” per sbaragliare la concorrenza, per imporsi sul mercato, per procurarsi clienti, con totale alterazione delle regole della concorrenza, finendo per operare nella zona di competenza in posizione sostanzialmente monopolistica.
La confisca. La Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale con il provvedimento in esecuzione, ha ora disposto: l’irrogazione della misura personale della Sorveglianza Speciale di P.S. nei confronti dei Michele Labate, Pasquale e Giovanni Remo, nonché di Pietro Labate, classe ‘51, soggetto ritenuto al vertice dell’omonima cosca; l’applicazione della misura di prevenzione della confisca del patrimonio riconducibile a Michele Labate, Pasquale e Giovanni Remo e ai relativi nuclei familiari, oltre che agli eredi di Antonio Finti, classe ’42, per un valore complessivo di 33milioni di euro, costituito dal patrimonio e quote sociali di 5 complessi aziendali, 62 beni immobili (fabbricati e terreni) siti in Reggio Calabria, 3 autoveicoli e rapporti finanziari/assicurativi e disponibilità finanziarie.
