Da mesi ormai, Gaetano Emanuele, 49 anni, è sfuggito alla cattura. Il Gip distrettuale di Catanzaro aveva emesso lo scorso giugno un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti con l’accusa di concorso in omicidio aggravato dalle modalità mafiose. Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, il presunto boss delle Preserre nel Vibonese rimane irreperibile.

Nella giornata odierna, il Tribunale di Catanzaro ha accolto le rimostranze dei difensori di fiducia di Gaetano Emanuele, gli avvocati Giuseppe Di Renzo e Alessandro Diddi, annullando la richiesta di carcerazione nei suoi confronti.

Il profilo

L’uomo, considerato uno dei vertici della consorteria mafiosa di “Fago Savini” nel comune di Sorianello, avrebbe ricoperto un ruolo centrale nella cosiddetta “Strage dell’Ariola”. L’agguato, avvenuto nel 2003 in località “Ponte dei Cavalli”, provocò la morte di Francesco e Giovanni Gallace e Stefano Barilaro, inserendosi nella faida tra i clan Emanuele-Maiolo e i Loielo per il controllo del territorio.

Emanuele era stato scarcerato circa un anno prima di rendersi latitante, dopo aver scontato parte della pena inflittagli nel processo “Luce nei boschi” del 2012 contro i clan delle Preserre. Nel 2021 era stato accusato di essere mandante nell’omicidio di Bruno Lazzaro, ma già allora era noto per il coinvolgimento in altre vicende giudiziarie, come la faida del 2002 contro i Loielo, da cui però era stato assolto.