Elezioni regionali, prove tecniche di alleanza tra Pd e M5S. Zingaretti dice sì al patto civico
La porta al Nazareno era già aperta. Figurarsi adesso, dopo la proposta di Luigi Di Maio: in nome della diga "anti-Salvini" i democratici sono pronti a tutto. Persino a fare un passo indietro come partito e a mettere in campo una lista di ‘belle figure’ a-politiche da sottoporre al giudizio degli elettori assieme a un candidato-governatore civico scelto d’intesa con i grillini. "Anche in Umbria il confronto può andare avanti", dice il segretario Zingaretti. "Possiamo iniziare un percorso", ribadisce il ministro dei beni culturali, Franceschini. "È un’intesa che si può praticare", rilancia il commissario umbro Verini.
Il motivo è chiaro: l’unica chance di giocarsi la partita con il centrodestra a trazione leghista è quella di fare squadra con il M5s. Che non significa garanzia di vittoria ma almeno il tentativo di vendere cara la pelle: è noto a tutti che un risultato negativo potrebbe riverberarsi sull’Emilia-Romagna, chiamata al voto subito dopo. Ecco perché pure da Leu arrivano applausi: "È la strada giusta", scandiscono in coro Fratoianni e Speranza.
La via della collaborazione con gli alleati di governo è condivisa ma è piena di insidie. Al netto delle note perplessità dei renziani, l’idea di riprodurre su larga scala il modello umbro suscita una serie di interrogativi anche ai piani alti del Pd. Dove si predica cautela a considerare la regione un "laboratorio" per il futuro, nell’attesa di capire tutti gli aspetti della proposta.
