Distanze ormai siderali tra l'ex candidato a sindaco e il gruppo democrat di palazzo "Luigi Razza". Si va verso un nuovo laboratorio politico trasversale

Ormai ai ferri corti Antonio Lo Schiavo e il gruppo del Pd al Comune di Vibo. Il muro contro muro che si protrae da giorni sembra arrivato ormai ad un punto di non ritorno. Ed anche se tutto avviene senza clamore, è chiaro che la strada dell'ex candidato a sindaco e quella del gruppo dem di palazzo "Luigi Razza" a breve si divideranno.  Nei prossimi giorni, Lo Schiavo potrebbe costituire un nuovo gruppo nella pubblica assise. Lo farebbe defilandosi da una posizione di primo piano (capogruppo) destinata a Loredana Pilegi che - non senza subire pressioni - ha deciso di seguirlo in questa corsa solitaria iniziata nel momento in cui si è ribellata al modus operandi della nomenclatura dem. A trattenere Lo Schiavo, al momento, vi sarebbe soltanto il pensiero della conseguenza che potrebbe assumere una tale decisione. Interpellato, il diretto interessato non conferma e non smentisce. “Ne ho viste tante, in questi mesi- sbotta - ora, piuttosto che di beghe interne e di questioni personali, preferisco preoccuparmi di vicende amministrative, per portare avanti, pur dalla minoranza, le istanze contenute in quel programma votato da migliaia di persone”.

Una cautela che non troverebbe riscontro nei fatti. Da quel che trapela, l'ex capogruppo avrebbe riunito nelle scorse giornate i propri supporters, provando a rilanciare il laboratorio politico annunciato subito dopo le prime scaramucce post-amministrative con Bruno Censore, Vito Pitaro e la dirigenza vibonese del Pd, nell'ambito del reciproco scaricabarile sulle responsabilità di una pesantissima sconfitta.

Oggi, concluso un percorso che in realtà non è mai davvero iniziato, Lo Schiavo non sembra disposto a farsi da parte. E lavora ad un nuovo “soggetto” a quanto pare aperto ai delusi, non pochi per la verità, dei primi mesi di amministrazione Costa.