È sempre una questione di "priorità". Così, in quella che si sta trasformando in una maxi manovra, contenuta nelle oltre 430 pagine del decreto che stanzia fondi per sostenere imprese e famiglie, la politica non ha potuto fare a meno di ricordarsi anche di se stessa, dunque dei partiti. Sfogliando il ‘tomo’ del decreto Rilancio si scorge, all’articolo 133, una norma che anticipa ad agosto i soldi del 2 per mille che i partiti avrebbero visto solo alla fine dell’anno.

Non si parla di cifre modeste. Lo scorso anno sono stati 18 milioni, l’anno prima 14, così nell’era del Covid-19, "in via straordinaria per l’anno 2020", recita la norma, è prevista l’erogazione a titolo di acconto, entro il 31 agosto, di una somma "pari a quella erogata nel 2019" e calcolata – come previsto dalla riforma del 2014 che ha cancellato il finanziamento pubblico – sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche. Il saldo del finanziamento arriverà il 31 dicembre e "qualora l’acconto corrisposto sia superiore a quanto effettivamente spettante – si legge ancora – il partito beneficiario è tenuto a restituire la differenza mediante versamento al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato".

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