Petrolmafie a Vibo, le intercettazioni sul gasolio: "Sto c… di prodotto è una porcheria"
“Nelle intercettazioni si sente: ‘sto c… di prodotto è una porcheria’. Ecco, ‘porcheria’ è uno dei modi con cui viene chiamato. Ma anche 'olio', 'fitinzia', 'questa cosa'. Quindi anche se sulle analisi specifiche non posso riferire, perché sono state effettuate dai colleghi della Guardia di Finanza, dalle intercettazioni emergono queste espressioni che ci danno l’immediata percezione di come si trattasse di un prodotto di qualità scadente”. A parlare durante il processo “Petrolmafie", tempo addietro, è stato il capitano dei carabinieri David Millul - all’epoca delle indagini nel reparto Anticrimine del Ros (Raggruppamento operativo speciale) di Catanzaro - di cui oggi è continuato l’esame da parte del pm della Dda catanzarese. Nell’aula bunker di Vibo Valentia il militare ha continuato a raccontare l’inizio dell’indagine che ha svelato un presunto commercio illecito di gasolio (il "prodotto" che "è una porcheria") con l'ombra dell'interesse della potente cosca Mancuso di Limbadi nel traffico di prodotti petroliferi (ne abbiamo parlato QUI).
Le diverse tipologie di frode
Una delle criticità del prodotto che sarebbe stato venduto come gasolio, ha evidenziato il carabiniere, "era la densità". "Nelle intercettazioni c’è anche uno scambio di vedute - ha aggiunto - sul fatto che il prodotto fosse o meno stato miscelato, sottinteso con quello vero. ‘Non avete miscelato niente?’, chiedono, ottenendo poi una risposta negativa”. Nell'udienza di questa mattina il capitano Millul ha inoltre ricordato come - secondo la tesi investigativa - sarebbero “molteplici le tipologie di frode perpetrate da alcuni imputati di questo processo, che poi andranno a cristallizzarsi in varie associazioni per delinquere”. Tra queste varie modalità “le principali, che siamo riusciti a decifrare, sono sostanzialmente due. Una è quella che utilizzava un prodotto sostanzialmente identico che si differenziava solo per il colore: è la frode fatta ricorrendo al gasolio agricolo, che è un prodotto assolutamente analogo al gasolio ma che è destinatario di una disciplina fiscale diversa su cui poi si incentra la frode. In questo caso l’unico elemento che è stato introdotto dal legislatore - per poi applicare appunto il regime fiscale diverso - è quello della colorazione: viene colorato di verde. In un altro caso però noi abbiamo ragione di pensare dall’intercettato, e poi è stato confermato dalle analisi di laboratorio della Guardia di Finanza, che si tratti di un prodotto organicamente diverso”.
Gli stratagemmi per eludere le indagini
Il membro dei Ros di Catanzaro ha parlato anche degli accorgimenti che sarebbero stati usati dalle persone intercettate per eludere le indagini. “Oltre all’impiego di applicazioni di instant messaging, oltre all'ossessione dell’avere le carte a posto - ha detto in aula - vediamo che gli associati facevano uso di diciture convenzionate apposte sulla corrispondenza che si scambiavano". Non solo: "Distruggevano anche gli appunti, manoscritti, che avevano redatto nel corso delle operazioni di contabilità". Mentre sono intercettati dai carabinieri del Ros, infatti, si sentirebbe che "fanno attenzione a distruggere, e preventivamente fotografare, i calcoli appena effettuati sugli appunti. Si capisce che queste foto verranno poi inviate alla controparte". Un esempio? "Vediamo quindi Giuseppe D’amico che dice ‘ora senza che gli diamo carte e altro, fategli una foto... questa la posso buttare, questa la posso buttare, questa la posso buttare... a posto, senza carte e senza niente che è la migliore cosa’”.
https://zoom24.it/2022/03/24/petrolmafie-a-vibo-lorigine-dellinchiesta-i-mancuso-interessati-al-petrolio/
