Raid vandalico in azione alla sede della fondazione Italo Falcomatà a Reggio Calabria.

"Questa mattina sono stato avvisato del fatto che qualcuno si e' introdotto all'interno della sede della fondazione Italo Falcomata'. Hanno bruciato foto, lettere, album, documenti, rotto vetri, imbrattato muri, divelto alcune porte, distrutto targhe e premi, portando via alcune medaglie e due computer pieni di documenti storici e di cataloghi della biblioteca". Lo ha denunciato il figlio Italo Falcomata', Giuseppe, sindaco di Reggio Calabria nel corso di una diretta Facebook aggiungendo:

Offeso luogo simbolo di un'intera comunità. "Ringrazio gli uomini della Questura di Reggio Calabria, la polizia scientifica, la Digos, che hanno lavorato fino al tardo pomeriggio per ricostruire le dinamiche di questo assurdo gesto". "A chi ha fatto tutto questo vorrei dire - ha affermato Giuseppe Falcomata' - che non ha offeso solo la memoria di un uomo, di mio padre, non ha colpito la mia famiglia o la fondazione che porta il nome di Italo Falcomata'. Ma ha offeso un luogo che e' simbolo di un'intera comunita', ha offeso i cittadini di Reggio Calabria e un pezzo della storia della nostra citta' e del patrimonio culturale, politico ed amministrativo che appartiene a tutti noi". "E proprio per questo a noi questa cosa non ci ha fatto niente. Ripartiremo e ricominceremo" ha concluso il sindaco.

La solidarietà della parlamentare M5S Federica Dieni. "Esprimo la mia più sincera solidarietà al sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e alla sua famiglia e manifesto la mia più profonda indignazione per il raid vandalico che ha devastato la sede della Fondazione Falcomatà. Sono atti vili e insensati, che mortificano non solo una famiglia, ma un'intera comunità e colpiscono uno dei simboli della Reggio migliore, quella che continuamente cerca il suo definitivo riscatto e si impegna per costruire un futuro di benessere per tutti. Davanti a queste barbarie, non esistono steccati politici o lotte di partito. Reggio e i reggini devono stringersi intorno a Falcomatà e ribadire il proprio no alla violenza e alla sopraffazione".